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Napolitano a Milano per ricordare Calabresi, ma c'è chi oggi commemora Giuseppe Pinelli

Matteo Failla avatar Giovedì 17 Maggio 2007, 14:12 in Milano cronaca di Matteo Failla
pinelli%202.JPG

Mentre tutti i giornalisti si accalcavano intorno al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al sindaco di Milano Letizia Moratti, a Milano per la cerimonia in ricordo del commissario Luigi Calabresi, ucciso 35 anni fa, noi siamo andati a fare un salto da coloro che, con quel pizzico di provocazione, sono andati a rendere omaggio alla memoria di Giuseppe Pinelli (per la morte di quest'ultimo era stato accusato - e prosciolto - proprio Calabresi. Erano i giorni della strage di piazza Fontana).

Il capo dello Stato oggi ha preso un impegno: "Ricorderemo e onoreremo tutte le vittime del terrorismo" ha affermato, spiegando che le istituzioni trasmetteranno ai giovani la memoria storica legata a un periodo tragico della vita nazionale

Mario Calabresi, il figlio del commissario ucciso, ha sottolineato quanto sia fondamentale non dimenticare tutte le vittime delle stragi e ha ringraziato Napolitano. 

All'interno del centro congressi della Provincia in via Corridoni è stata scoperta una lapide con una targa che ricorda Luigi Calabresi: "Fedele servitore dello Stato, vittima della spirale di violenza politica che bagnò di sangue innocente le strade di Milano. A 35 anni dal suo vile omicidio lo ricorda e lo onora la Provincia di Milano.

Di tutt'altra targa parlano invece queste foto che pubblichiamo. L’assessore all'Istruzione  della Provincia di Milano, Giansandro Barzaghi, di Rifondazione Comunista, ha ritenuto invece corretto commemorare la memoria di Pinelli e ci ha detto: Non è un gesto in contrapposizione ma di giustizia.

E si è messo ad indicare la parola ucciso sulla targa in ricordo di Pinelli. Insomma, un gesto che potrebbe creare polemiche

pinelli%203.jpg
8
8 commenti
8
01 Dic 2008
alle 16:51

gioia

ognuno ha e ha avuto le sue responsabilità in queste faccende che si sono susseguite a catena.

credo però che finchè si continuerà a puntare il dito la verità non emergerà mai.

ognuno ha perso qualcuno che amava immensamente e mai e poi mai le rivendicazione politiche avranno il diritto di privare le persone dei loro affetti,per quanto giuste e necessarie siano.

la vita di nessun uomo vale così tanto ,più che mai se gli viene strappata,indipendentemente dal suo credo politico e dalle sue responsabilità.la vita ha un valore come la morte,non è giusto continuare a offendersi a vicenda,Pinelli e Calabresi sono vittime tutti e due e come tali meritano rispetto,quello che non è stato mai concesso alla loro vita.

7
20 Dic 2007
alle 15:29

Pereira

Epitaffio di Carl Hamblin

La macchina del “Clarion” di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago:
“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati
ritta sui gradini di un tempio marmoreo.
Una gran folla le passava dinanzi,
alzando al suo volto il volto implorante.
Nella sinistra impugnava una spada.
Brandiva questa spada,
colpendo ora un bimbo, ora un operaio,
ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettate monete d’oro
da coloro che schivavano i colpi di spada.
Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:
‘Non guarda in faccia a nessuno’.
Poi un giovane col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose
sulle palpebre marce;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un’anima morente
le era scritta sul volto.
Ma la folla vide perché portava la benda”.

Un grazie a Pinelli e a tutti quelli come lui, morti (non per loro scelta) con la speranza di cambiare questo mondo. Noi ce ne ricorderemo e trasmetteremo la loro memoria per quanto è nelle nostre possibilità.

6
20 Dic 2007
alle 15:27

Pereira

Epitaffio di Carl Hamblin

La macchina del “Clarion” di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago:
“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati
ritta sui gradini di un tempio marmoreo.
Una gran folla le passava dinanzi,
alzando al suo volto il volto implorante.
Nella sinistra impugnava una spada.
Brandiva questa spada,
colpendo ora un bimbo, ora un operaio,
ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettate monete d’oro
da coloro che schivavano i colpi di spada.
Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:
‘Non guarda in faccia a nessuno’.
Poi un giovane col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose
sulle palpebre marce;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un’anima morente
le era scritta sul volto.
Ma la folla vide perché portava la benda”.

Un grazie a Pinelli e a tutti quelli come lui, morti (non per loro scelta) con la speranza di cambiare questo “porco mondo”. Noi ce ne ricorderemo e trasmetteremo la loro memoria per quanto è nelle nostre possibilità.

5
20 Dic 2007
alle 15:25

Pereira

 

Epitaffio di Carl Hamblin

La macchina del “Clarion” di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago:


“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi  bendati
ritta sui gradini di un tempio marmoreo.
Una gran folla le passava dinanzi,
alzando al suo volto il volto implorante.
Nella sinistra impugnava una spada.
Brandiva questa spada,
colpendo ora un bimbo, ora un operaio,
ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettate monete d’oro
da coloro che schivavano i colpi di spada.
Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:
‘Non guarda in faccia a nessuno’.
Poi un giovane col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose
sulle palpebre marce;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un’anima morente
le era scritta sul volto.
Ma la folla vide perché portava la benda”.

Un grazie a Pinelli e a tutti quelli come lui,

 morti (non per loro scelta) con la speranza

di cambiare questo “porco mondo”.

 Noi ce ne ricorderemo e trasmetteremo la loro

 memoria per quanto è nelle nostre possibilità.

4
20 Dic 2007
alle 15:22

Pereira

 

Epitaffio di Carl Hamblin

La macchina del “Clarion” di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago:


“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi  bendati
ritta sui gradini di un tempio marmoreo.
Una gran folla le passava dinanzi,
alzando al suo volto il volto implorante.
Nella sinistra impugnava una spada.
Brandiva questa spada,
colpendo ora un bimbo, ora un operaio,
ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettate monete d’oro
da coloro che schivavano i colpi di spada.
Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:
‘Non guarda in faccia a nessuno’.
Poi un giovane col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose
sulle palpebre marce;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un’anima morente
le era scritta sul volto.
Ma la folla vide perché portava la benda”.

Un grazie a Pinelli e a tutti quelli come lui,

 morti (non per loro scelta) con la speranza

di cambiare questo “porco mondo”.

 Noi ce ne ricorderemo e trasmetteremo la loro

 memoria per quanto è nelle nostre possibilità.

3
20 Dic 2007
alle 14:58

Francesco

Ha conosciuto il commissario?
"L'ho visto una sola volta, in tribunale durante il processo a Lotta Continua".

Che impressione ne ebbe?
"Mi ha fatto pena. Quando è entrato in aula, hanno preso a gridargli dal pubblico: 'Assassino!'. Per un attimo mi sono sentita nei suoi panni. La gente continuava a gridare e mi ha fatto pena".

Perché?
"Perché erano colpevoli tutti, non soltanto Luigi Calabresi, mentre in quell'aula, agli occhi della gente, soltanto lui era l'imputato, soltanto lui era il colpevole. Per me erano tutti imputati allo stesso modo, il questore, il prefetto, il ministro e ancora più su. Io non volevo, non trovavo giusto che si aggredisse il capro espiatorio. Per questo ne avevo pena".

Hai mai pensato che Calabresi potesse essere sincero nella sua ricostruzione dei fatti?
"Me lo ha chiesto anche Piero Scaramucci in un libro che abbiamo scritto venti anni fa ('Una storia quasi soltanto mia'). Gli risposi che se Calabresi avesse detto la verità, sarebbe subito venuto a dirmela quella sera stessa. Quando gli ho telefonato, quella notte, invece mi disse: 'Signora, abbiamo molto da fare!'. Non ho motivo per cambiare la mia risposta. Calabresi non ha mai detto davvero tutta la verità. All'inizio disse che Pino era 'fortemente indiziato'. Un mese dopo, che 'era una bravissima persona' e che 'non c'erano indizi contro di lui'".

Perché allora, dopo trent'anni e nella convinzione che Calabresi sia stato un capro espiatorio, non perdonare o pacificarsi con la famiglia Calabresi?
"Luigi Calabresi fu, sì, il capro espiatorio, ma anche il responsabile morale di quanto accadde in questura. Importa poco se fosse o non fosse nella stanza. Fu lui a convocare Pino in questura. Fu lui a trattenerlo nel suo ufficio illegalmente per tre giorni. Era il capo. Erano suoi gli uomini che lo interrogarono. Io li ho denunciati tutti e, oggi come ieri, non voglio far ricadere la responsabilità di quanto è accaduto soltanto su un'unica persona".

Quali sono state le sue reazioni quando hanno ucciso il commissario?
"Mi sono sentita derubata".

Perché?
"In quel momento, passato lo sgomento e la paura, ho capito che non avrei avuto più la verità che stavo cercando".

Per l'assassinio di Calabresi sono stati condannati Sofri, Bompressi e Pietrostefani...
"Io non credo alla loro colpevolezza. Anche a Lotta Continua, come a me, è stata sottratta la verità. La 'campagna' di Lotta Continua aveva lo scopo di dare una verità alla morte di Pino. Avevano ottenuto il processo, non avevano alcuna ragione di ucciderlo. Questo penso...".

Signora, ci deve essere da qualche parte una strada per chiudere questa stagione di odio e di morte. Non crede che ognuno, per la sua parte, dovrebbe cercarla?
"Io credo che quella strada possa essere soltanto la verità, non la menzogna o la disattenzione o l'oblio. Soltanto la verità potrà fermare il tremore delle mie mani, restituirmi una quiete capace di tenere lontani i ricordi. Voglio conoscere la verità. Non mi interessa la punizione dei colpevoli. Non mi piacciono le prigioni, non è in prigione che i colpevoli comprendono la natura dei propri errori. Voglio sapere chi ha fatto che cosa. Chiedo che siano attribuite delle responsabilità. Mio marito è entrato vivo in una questura, ne è uscito morto. Perché? E chi ne è responsabile? Uno Stato forte e credibile sa afferrare e sopportare la verità. Se è spaventato dalla verità, quello Stato rinuncia a se stesso, si indebolisce, perde, si dichiara sconfitto. Per ritornare alla sua domanda, la strada per chiudere questa maledetta stagione di odio può essere soltanto la giustizia".

Parola alquanto sbiadita, non le pare?
"Non parlo della giustizia dei tribunali, ormai. Per me, giustizia è la consapevolezza degli uomini di che cosa è accaduto. Che si sappia chi ha ucciso Pino. Chi ha ucciso Pino ne sia riconosciuto responsabile. Chi sa, trovi il coraggio di dire la verità: è la sola strada verso una pacificazione che sappia liberarci del passato".


2
20 Dic 2007
alle 14:56

Francesco

Ha conosciuto il commissario?
"L'ho visto una sola volta, in tribunale durante il processo a Lotta Continua".

Che impressione ne ebbe?
"Mi ha fatto pena. Quando è entrato in aula, hanno preso a gridargli dal pubblico: 'Assassino!'. Per un attimo mi sono sentita nei suoi panni. La gente continuava a gridare e mi ha fatto pena".

Perché?
"Perché erano colpevoli tutti, non soltanto Luigi Calabresi, mentre in quell'aula, agli occhi della gente, soltanto lui era l'imputato, soltanto lui era il colpevole. Per me erano tutti imputati allo stesso modo, il questore, il prefetto, il ministro e ancora più su. Io non volevo, non trovavo giusto che si aggredisse il capro espiatorio. Per questo ne avevo pena".

Hai mai pensato che Calabresi potesse essere sincero nella sua ricostruzione dei fatti?
"Me lo ha chiesto anche Piero Scaramucci in un libro che abbiamo scritto venti anni fa ('Una storia quasi soltanto mia'). Gli risposi che se Calabresi avesse detto la verità, sarebbe subito venuto a dirmela quella sera stessa. Quando gli ho telefonato, quella notte, invece mi disse: 'Signora, abbiamo molto da fare!'. Non ho motivo per cambiare la mia risposta. Calabresi non ha mai detto davvero tutta la verità. All'inizio disse che Pino era 'fortemente indiziato'. Un mese dopo, che 'era una bravissima persona' e che 'non c'erano indizi contro di lui'".

Perché allora, dopo trent'anni e nella convinzione che Calabresi sia stato un capro espiatorio, non perdonare o pacificarsi con la famiglia Calabresi?
"Luigi Calabresi fu, sì, il capro espiatorio, ma anche il responsabile morale di quanto accadde in questura. Importa poco se fosse o non fosse nella stanza. Fu lui a convocare Pino in questura. Fu lui a trattenerlo nel suo ufficio illegalmente per tre giorni. Era il capo. Erano suoi gli uomini che lo interrogarono. Io li ho denunciati tutti e, oggi come ieri, non voglio far ricadere la responsabilità di quanto è accaduto soltanto su un'unica persona".

Quali sono state le sue reazioni quando hanno ucciso il commissario?
"Mi sono sentita derubata".

Perché?
"In quel momento, passato lo sgomento e la paura, ho capito che non avrei avuto più la verità che stavo cercando".

Per l'assassinio di Calabresi sono stati condannati Sofri, Bompressi e Pietrostefani...
"Io non credo alla loro colpevolezza. Anche a Lotta Continua, come a me, è stata sottratta la verità. La 'campagna' di Lotta Continua aveva lo scopo di dare una verità alla morte di Pino. Avevano ottenuto il processo, non avevano alcuna ragione di ucciderlo. Questo penso...".

Signora, ci deve essere da qualche parte una strada per chiudere questa stagione di odio e di morte. Non crede che ognuno, per la sua parte, dovrebbe cercarla?
"Io credo che quella strada possa essere soltanto la verità, non la menzogna o la disattenzione o l'oblio. Soltanto la verità potrà fermare il tremore delle mie mani, restituirmi una quiete capace di tenere lontani i ricordi. Voglio conoscere la verità. Non mi interessa la punizione dei colpevoli. Non mi piacciono le prigioni, non è in prigione che i colpevoli comprendono la natura dei propri errori. Voglio sapere chi ha fatto che cosa. Chiedo che siano attribuite delle responsabilità. Mio marito è entrato vivo in una questura, ne è uscito morto. Perché? E chi ne è responsabile? Uno Stato forte e credibile sa afferrare e sopportare la verità. Se è spaventato dalla verità, quello Stato rinuncia a se stesso, si indebolisce, perde, si dichiara sconfitto. Per ritornare alla sua domanda, la strada per chiudere questa maledetta stagione di odio può essere soltanto la giustizia".

Parola alquanto sbiadita, non le pare?
"Non parlo della giustizia dei tribunali, ormai. Per me, giustizia è la consapevolezza degli uomini di che cosa è accaduto. Che si sappia chi ha ucciso Pino. Chi ha ucciso Pino ne sia riconosciuto responsabile. Chi sa, trovi il coraggio di dire la verità: è la sola strada verso una pacificazione che sappia liberarci del passato".


1
19 Mag 2007
alle 14:42

michele

Ritengo che la lapide a Calabresi sia decisamente fuori posto e gravemente inopportuna in uno stato che vuole dirsi democratico.

Ritengo a tutt'oggi che la sentenza di D'Ambrosio sia stata pilatesca ed ipocrita nell'assolvere dalle loro responsabilità tutti gli coloro che non potessero avvalersi di amnistie ed addebitando ad un malore determinato la caduta del Pinelli, arrestato e trattenuto illegalmente in questura dal quarto piano.

Il malore che avrebbe fatto perdere l'equilibrio a Pinelli, si legge nella sentenza di D'Ambrosio, come si legge sulla sua sentenza, sarebbe stato determinato da troppe sigarette, agitazione e mancanza di sonno. Mi stupisco e mi indigno che a D'Ambrosio, oggi senatore dei DS, all'epoca non sia nemmeno venuta l'idea di un possibile nesso di causalità tra l'arresto ILLEGALE ed in ABUSO DI AUTORITA' ed il malore.

Ritengo che in base ad elementari considerazioni di logica, in particolare in base al rasoio di occam, il malore non può essere una spiegazione plausibile.

In particolare, se così fosse, si assisterebbe ad ecatombi di fumatori, che, in circostanze di alta tensione nervosa, tenderebbero a cadere a frotte dalle finestre. Naturalmente così non è, ed è quindi agevole capire che Pinelli sia stato assassinato, checché ne dica una verità processuale che si può definire pilatesca.

La spiegazione di D'Ambrosio è una spiegazione complicata, fantasiosa, inaudita. "Pacificamente, i fumatori tenderebbero a cadere dalle finestre...". Come sempre, per il principio del rasoio di Occam, la verità è quella più semplice: viene arrestato un dissidente politico, viene trattenuto illegalmente, almeno in quattro sono in stanza con lui. Il poveretto finisce per volare da una finestra... Chiamarla una tragica morte accidentale è solo un insulto all'intelligenza. Volendo malpensare, è la spiegazione più conveniente ai fini di carriera del momento, da parte di chi oggi scrive sulla Giustizia Ingiusta.

Calabresi se non l'artefice materiale della morte di un cittadino inerme, padre di due figlie, ne è sicuramente un responsabile morale. Calabresi è una delle persone che, dall'interno dello Stato, stava cercando di incolpare degli innocenti come Pinelli di una strage, quella di Piazza Fontana, ordita dal terrorismo fascista e coperta per anni, incolpandone innocenti con colpevoli depistaggi per fini propagandistici elettorali. 

Calabresi è finito morto ammazzato, ed assolto, con troppa facilità da uno stato che non si è sforzat ne' nell'indagare, ne' nel raccogliere prove.

Mi spiace per Calabresi, ma mi spiace molto di più per Pinelli e per i suoi familiari, per i quali provo una pena infinita. Considero la targa a Calabresi un'offesa alla loro memoria e sono inorridito che le venga tributato una approvazione al livello del presidente della repubblica, in particolare permettendosi di ignorare e snobbare Pinelli.

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