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Gay Pride a Milano: quando sfilando non si ottiene nulla. Anzi...

Matteo Failla avatar Lunedì 25 Giugno 2007, 10:16 in Milano cronaca di Matteo Failla
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E' triste a dirsi, ma sembra ormai un dato di fatto l'aumento dell'omofobia a Milano. Si può essere contrari alle sfilate in costume del Gaypride (tenutosi a MIlano sabato scorso) lo si può reputate di cattivo gusto proprio per il suo aspetto troppo goliardico-esibizionista, però non si può negare che dietro questo tipo di manifestazioni si nasconde il disagio di uomini e donne che rischiano di essere ghettizzate. E che, al momento, non hanno diritti. All'alba del 2007.

Nessuno sembra essere contro la liberta sessuale di ciascun individuo, nemmeno il Comune, visto che la stessa Letizia Moratti lo ha ammesso. La questione dei Dico invece divide i cittadini: senza distinzioni tra destra e sinistra, visto che va a toccare la sfera personale dell'individuo.

Recentemente avevamo parlato di un'aggressione ai danni di Paolo Ferigo, presidente del comitato provinciale milanese di Arcigay, che - secondo l'associazione gay - si inserisce in un'escalation di violenza omofobica.

Sono casi isolati? Sì, forse lo sono, ma per tutti coloro che credono nella libertà d'espressione c'è un atteggiamento delle Istituzioni che preoccupa. Se a livello nazionale gay e lesbiche devono combattere contro il governo (seppur di centrosinistra) per poter sperare nei Dico, qui a Milano c'è una battaglia culturale da portare avanti, visto che d'ora in poi si negheranno i patrocini comunali agli eventi omosessuali.

Non era mai successo, nemmeno con le precedenti amministrazioni di centrodestra. 

Il vicesindaco Riccardo De Corato sabato ha promesso: «Mai più finanziamenti o patrocini dal Comune a iniziative organizzate da associazioni gay». Un vero cambio di rotta della giunta milanese. 

E i sintomi di questo irrigidimento risalgono già ai tempi del mancato patrocinio al Festival cinematografico del cinema omosessuale. La ragione pare semplice, ed è lo stesso De Corato a spiegarlao: «Niente più patrocini, sarebbero una legittimazione dei Dico». 

Insomma, anche per il presidente dell'associazione nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso, a Milano si respira un'aria ostile. L'unico a dissociarsi dall'atteggiamento della giunta Moratti è Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura, che vede in questo tipo di atteggiamento un'inutile persecuzione.

E voi? Cosa ne pensate di questo cambio di rotta? 

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