Il primo cittadino sei tu
Se ancora non conoscete il nome di Paolo Grugni (foto di Laura Pacelli), fatevi un piacere: raggiungete la libreria più vicina e donatevi uno dei suoi due romanzi 'Let It Be' (recentemente ristampato e ampliato da Alacràn) o 'Mondoserpente' (20mila copie già vendute). Anzi fate così: comprateli entrambi.
Il primo, infatti, è un thriller anticonvenzionale, godibilissimo e “volta-pagina”, con protagonista un fanatico dei Beatles che chiama il suo cane Winston (come John Winston Lennon ...) ed assiste al turpe omicidio della dolce teenager Lucy (esatto, come quella Lucy che “stava in cielo con i diamanti”). Il secondo, 'Mondoserpente', è semplicemente cinismo alla super-potenza applicato a una scrittura drogata di stress e mal di vivere metropolitano. In pratica, un capolavoro che brucerete in due notti di appassionata lettura.
Particolare importante: entrambi i romanzi sono ambientati a Milano ('Let It Be' anche in Brianza) è risentono dell'aria satura e opprimente che stiamo tutti quanti inalando dal post-11 settembre. E proprio a Milano, nei dintorni di una Porta Genova schiacciata dall'afa e assordata dagli antifurti impazziti dei Suv, incontro il loquace Paolo Grugni. Ossia colui che ha portato, suo malgrado, l'imprescindibile Giorgio Scerbanenco a farsi un giro nella “wild side” meneghina del terzo millennio.
Come nasce Paolo Grugni scrittore? La tua carta d'identità parla chiaro: non ti si può più definire “giovane promessa”...
“Beh, fino a quarant'anni ho campato facendo l'autore televisivo: guadagnavo bene ma ormai il mio era diventato un semplice lavoro d'ufficio e, per farla breve, non mi divertivo più. Così ho mollato quel mondo, mi sono chiuso in casa per un anno intero ed io iniziato a buttare giù il primo romanzo, quello che poi sarebbe diventato 'Let It Be'. Devo dire di essere stato abbastanza fortunato: dopo appena una stagione, era già finito in libreria edito da Mondadori. Un vero lusso in un mondo selettivo come quello dell'editoria italiana...”.
Speranze? Obbiettivi? Cosa ti frullava per la testa in quei lunghi mesi di isolamento?
“Semplicemente volevo fare lo 'scrittore'. Anche se so per certo che tale categoria è divisa in due settori ben precisi: al 90% è formata da gente che 'scrive libri', mentre il restante 10% ha realmente qualcosa da offrire. No comment su dove mi collochi io, ovviamente!”.
'Let It Be', tra l'altro, è stato recentemente ristampato in versione “incensurata” dalla solerte Alacràn Edizioni...
“Sì, ma non ti aspettare pagine inedite grondanti sesso, violenza e ancora sesso. Molto più prosaicamente il mio editor di allora mi aveva fatto notare come la prima versione fosse troppo letteraria e mancasse di azione... Ma io la volevo proprio così!”.
Sulla copertina ci sta scritto “Un thriller di Paolo Grugni”: mi consigli di portarmelo in vacanza sotto l'ombrellone?
“Quella parolina – thriller – l'abbiamo messa solo perché qualcuno non lo scambiasse per l'ennesimo saggio sui Beatles (ride, Ndr)! Comunque 'Let It Be' non è un giallo tout court: ho lavorato tantissimo sulle metafore e sulle strutture prima di mandarlo in stampa perché volevo una storia non imprigionata nei luoghi comuni del genere. E poi il protagonista (Tommaso Matera, un fortysomething disilluso molto credibile, Ndr), di mestiere, fa l'insegnante/semiologo, mica il detective! A un certo punto si trova a dover risolvere un crimine ma lui, da quel mondo fatto di violenza e sadismo, vorrebbe fuggire a tutti i costi...”.
Poi, dopo il tuo fortunato debutto, è arrivato il libro della maturità: l'ancora più ambizioso 'Mondoserpente'...
“Tutto un altro tipo di romanzo. E di grande metafora. Se 'Let It Be', infatti, era un modo di gridare all'esterno come sia in atto un cortocircuito della parola e di come le parole siano diventate ingannevoli in quest'epoca, in 'Mondoserpente' denuncio una Società che ci prova quasi gusto a uccidere i diversi... E poi quest'ultima è anche un'opera dedicata alla sincronicità junghiana”.
Ehm, quest'ultimo punto vogliamo spiegarlo meglio ai non laureati in psicologia?
“Ok, ti faccio un esempio. Non sento Maria da due anni: chissà che fine avrà fatto... Poi, all'improvviso, mi squilla il cellulare ed indovina chi è che mi sta cercando? Proprio Maria! Ecco, questa - più o meno – è sincronicità junghiana (risate, Ndr)...”.
Milano si presta meglio di altre città italiane ad analizzare la Società attraverso quella grande “arma” che è il giallo?
“Forse la più saccheggiata da questo punto di vista è Bologna: pure Grisham , ormai, si è messo ad ambientare storie da quelle parti, con risultati francamente opinabili... Milano, però, resta la location perfetta perché è una città in seria difficoltà, che sopravvive a se stessa e, da anni ormai, non ha più nulla da offrire a chi viene da fuori. Insomma, se qualcuno – letterariamente parlando - vuole farci dimorare il peggio, parte sicuramente già avvantaggiato...”.
Deduco che tu non abbia intenzione di lavorare all'Ufficio del Turismo meneghino...
“La tragicità è milanese, inutile stare a girarci troppo attorno. Comunque io non sono Salgari che parlava della Malesia standosene a casa sua: io vivo qui, giro la metropoli di notte e quindi so di cosa sto parlando”.
Milano “luogo oscuro d'Italia”, quindi?
“Sì, anche perché non ha molta illuminazione. Pure di giorno (scoppia nuovamente a ridere, Ndr)!”.
Cambiamo argomento: il bello di 'Mondoserpente' risiede nei suoi due protagonisti, ovvero due anti-eroi per eccellenza. E se il primo (il “vecchio” Angelo Stirpe) sai già in partenza che avrà il destino segnato, all'altro (il DJ-poeta Michele Idea) ti affezioni poco alla volta. E quasi ti dispiace abbandonarlo quando il libro arriva alla parola “fine”...
“Sono due uomini che vivono Milano agli opposti. Michele, infatti, è uno che attacca la città dove lavora ed è costretto così a muoversi da puro emarginato. Angelo, invece, subisce la Società, non la capisce proprio e pure col suo socio coltiva seri problemi di comunicazione. Però poi i due diventano amici per dare la caccia all'assassino del romanzo. Vale a dire, Serpent ”.
Michele tornerà in altri tuoi lavori?
“No, spiacente ma non ho intenzione di diventare uno scrittore seriale. Almeno per ora”.
'Mondoserpente' è anche una love-story...
“Ho usato il topos della storia d'amore non ricambiata che - rifiuto dopo rifiuto da parte di lei - finisce per diventare una vera ossessione morbosa. Ecco perché Michele è convinto di farcela fino all'ultimo e giusto all'ultima pagina... Beh, forse è meglio che mi fermi qui!”.
E ci fermiamo anche noi. Non prima di averti chiesto, però, dei tuoi prossimi progetti...
“Nella primavera del 2008 uscirà, forse, il mio terzo romanzo. Titolo provvisorio: 'Aiutami'. Trama in breve: cinque animalisti si alleano per rapire un cacciatore. Si tratterà di un'opera molto complessa, a cinque voci, parecchio intricata ma necessaria...”.
Perché hai detto “forse”?
“Perché non so ancora se qualcuno troverà il coraggio di pubblicarla! Sai, al suo interno faccio un mucchio di nomi e cognomi di gente reale: ho fatto molte ricerche, mi sono informato sulla materia della caccia prima di iniziarne la stesura... Però è un libro che mi sono sentito in dovere di scrivere. In fondo chi fa del male agli animali, oltreché uno stronzo, uccide anche se stesso...”.
Permettetemi di sottoscrivere quest'ultima frase. E di ribadirvi l'invito a fare un salto in libreria... C'è un "serpente" che vi aspetta. Sibilante e spudoratamente ben narrato.
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