Il primo cittadino sei tu
Giusto ieri parlavamo dell'ordinanza di Firenze lanciando un sondaggio (che riportiamo qui sotto) e parlando della reazione di De Corato, che ha gradito la presa di posizione fiorentina nei confronti dei lavavetri.
Oggi possiamo riportare la voce ufficiale del Comune, che pubblica i dati della sua personale battaglia ai lavavetri.
“Ho dato mandato al comandante della Polizia Locale di sentire il corrispettivo capo dei vigili di Firenze per trasmetterci copia dell’ordinanza emessa contro l’abusivismo dei lavavetri. Vogliamo avere maggiori elementi in vista di una sua possibile attuazione anche nella nostra città”.
Questo è quanto ha dichiarato il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato a seguito dell’entrata in vigore a Firenze di un’ordinanza che sanziona i lavavetri ai semafori.
“E’ un provvedimento che va valutato nei prossimi giorni per constatarne l’efficacia. – ha spiegato De Corato – Alla luce della sua applicazione, vedremo di considerare, insieme con il Sindaco Letizia Moratti, l'opportunità dell’adozione di questa misura anche a Milano che, rispetto a Firenze, ha problemi diversi, tipici di una metropoli”.
Ed ecco i dati riportati dal sito del Comune.
LE CONTRAVVENZIONI - “Da questo punto di vista – ha sottolineato ancora il vice Sindaco – il Comune di Milano non è rimasto immobile ma, anzi, si è mosso sulla stessa lunghezza d’onda. Dal primo luglio i vigili del neonato Nucleo Antidegrado della Polizia Municipale hanno sanzionato 55 lavavetri con una multa di 50 euro, oltre a sequestrarne le attrezzature, avvalendosi dell’articolo 80 del regolamento di Polizia Urbana che vieta le operazioni di lavaggio dei veicoli nei luoghi pubblici”.
“Un segnale – ha aggiunto ancora De Corato – va infatti dato. Anche perché dietro l’apparente banale attività dei lavavetri spesso si nasconde la lunga mano del racket, che gestisce magari contemporaneamente altre attività illecite come la prostituzione o l’accattonaggio".
I PERMESSI DI SOGGIORNO - "Nel frattempo, dalla fine del mese di luglio, sono cominciati – ha concluso Riccardo De Corato – i controlli per l’applicazione della direttiva comunitaria sulla permanenza dei cittadini europei negli Stati membri oltre i 90 giorni. Prossimamente avremo un quadro della situazione e potremo dare alcune cifre sulle persone identificate. Come stabilisce l’apposito decreto legislativo, per restare nel nostro Paese dopo tre mesi di soggiorno occorrono determinati requisiti. In mancanza di tali, le persone censite e trovate non in regola riceveranno il foglio di via della Prefettura. Nella difesa della sicurezza dei cittadini Milano non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia”.
L'ASSESSORE DE ALBERTIS - “Sono d’accordo con l’ordinanza del Comune di Firenze contro i lavavetri ai semafori. – ha commenta Carla De Albertis - Denuncia penale e fotosegnalazione sono deterrenti che vanno applicati subito anche a Milano per non rischiare che i rom respinti altrove arrivino qui da noi”.
Tolleranza zero quindi contro l’accattonaggio e l’immigrazione abusiva, rigore nell’applicazione delle leggi per dare ai cittadini sicurezza. Questa la posizione dell’assessore alla Salute che plaude all’iniziativa del capoluogo toscano contro i lavavetri.
“E’ necessario rafforzare i controlli contro l’aggressività sempre crescente degli immigrati abusivi – ha continuato la De Albertis – e deve proseguire la rigorosa linea sulla sicurezza attuata dal Comune di Milano: avanti con i giusti sgomberi di nomadi che hanno caratterizzato i mesi estivi, avanti con il censimento di ben 300 nomadi che entro 90 giorni, secondo la direttiva dell’Unione Europea, dovranno presentarsi all’Anagrafe dimostrando di avere un reddito proprio".
REINTRODURRE IL REATO DI ACCATTONAGGIO - “Fondamentale, però, è la reintroduzione del reato di accattonaggio. Non solo si è dimostrato pericoloso per i cittadini – in particolar modo per le fasce deboli come anziani, donne e bambini – che divengono facili vittime di intimidazioni o aggressioni, ma è urgente – ha sottolineato la De Albertis – fermare quel vero e proprio business illegale in mano alle famiglie nomadi.
Nei giorni scorsi l’unità del Dipartimento di Polizia criminale per i minori ha segnalato che in Italia, il giro d’affari per l’accattonaggio da parte di minorenni con età compresa tra i 2 e i 12 anni, è stimato possa raggiungere i 2 miliardi di euro. Sono dati allarmanti ed è facile intuire come l’accattonaggio frutti per le famiglie che lo controllano un fiume di denaro, ottenuto senza fatica, senza alcun controllo e, cosa ancora più grave, sfruttando i bambini. Ricordiamoci che l’accattonaggio non è un lavoro e che un’occupazione onesta, regolare e tutelata deve essere il requisito indispensabile per poter restare nel nostro Paese e nella nostra Città”.
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