Il primo cittadino sei tu
Già, è triste a dirsi ma è una situazione reale. Oltretutto ciò che ci apprestiamo ad affermare sembra la classica frase fatta che, tuttavia, rende bene l'idea: a Milano ci sono dei ricchi sempre più ricchi, dei poveri sempre più poveri ed una classe media che ha ormai sorpassato da tempo la soglia di vivibilità, finendo nel baratro del "non riesco ad arrivare alla fine del mese".
In questo calderone di nuovi poveri ci sono tutti, spesso senza distinzione di classe, ed è proprio questo il dato preoccupante. Ci sono giovani che hanno un lavoro ma non riescono ad acquistare la prima casa, giovani che hanno acquistato la prima casa ma ora non riescono più a pagarla, giovani in stage che a mala pena possono pagarsi quattro pizze in un mese, adulti divorziati che non riescono a star dietro alle spese di mantenimento, mogli con figlio a carico che devono inventarsi tre o quattro lavori per resistere, anziani che non arrivano alla fine del mese con la misera pensione e anziani che non arrivano nemmeno a metà mese grazie a quella pensione.
Siamo tutti più poveri. Anche a Milano c'è un gatto che si morde la coda. Meno soldi uguale meno consumi, meno consumi uguale povertà amplificata, povertà amplificata uguale inizio del declino. Che oltretutto è già iniziato.
C'è tuttavia un'altra faccia della medaglia, e non è quella dei ricchi che sperperano il denaro a destra e a sinistra.
C'è piuttosto una gran fetta di milanesi che si indebita fino al collo per generi che non sono di prima necessità, beni che spesso sono solo status symbol: telefonini, lcd al plasma, viaggi esotici, macchine potenti, cene nei locali in, tavoli nei privè dei locali più esclusivi, computer ultramoderni. Una situazione curiosa quanto folle.
Intanto, mentre queste persone si indebitano per cose inutili, fuori dai centri Caritas che distribuiscono il cibo ci sono lunghe code. Lì non si trovano più i poveri doc (passateci il termine), si sentono piuttosto storie di uomini e donne che pochi anni fa avevano un tetto, del cibo, magari un lavoro di un certo livello. O persone che una volta vivevano modestamente, ma in tutta tranquillità, con la loro pensione. Addirittura persone che un lavoro lo hanno ma non riescono più a star dietro alle spese.
«Fino a pochi anni fa — spiega il direttore Caritas don Roberto Davanzo — la povertà si identificava con forme di grave emarginazione, soprattutto straniera e spesso clandestina. Oggi ci accorgiamo che gli equilibristi sono anche membri di famiglie che in seguito alla rottura del loro legame, alla perdita del lavoro, a una malattia, o semplicemente perché anziani, si ritrovano soli». E infatti è più di ogni altra cosa la solitudine, in tutte le sue forme, il denominatore comune di queste nuove pericolanti esistenze. Una «zona grigia» che qualche spirito ironico potrebbe anche chiamare dei «poveri di lusso»: magari con un reddito non da buttare, ma che per vivere non basta più.
E la Milano dei poveri di lusso rischia di implodere portando con sè tutti noi.
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alle 09:56
Matteo Failla - Milano 2.0
Non ci limiteremo a questo post, abbiamo intenzione di andare più a fondo...