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Milano "città dello smog": l'Europa bacchetta la Moratti

Matteo Failla avatar Giovedì 18 Ottobre 2007, 10:09 in Milano cronaca di Matteo Failla
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Non ce la passiamo bene, questo è certo. Giusto pochi giorni fa, per combattere il problema inquinamento nella nostra metropoli, è partito il blocco delle auto inquinanti. In questi giorni, sempre per combattere lo smog, stiamo assistendo alle prime prove per il ticket d'ingresso, che entrerà in vigore il 2 gennaio. L'utilità di questa tassa è dubbia, ma vedremo quando usciranno i primi risultati.

Ora anche l'Europa si è accorta del nostro smog. Non ha guardato dalla cime di una montagna la cappa d'inquinamento che si forma quotidianamente sulla nostra città, che già di per sè è indicativa, ma ha analizzato i dati che provengono dai sensori per la rivelazione dello smog. Che è molto peggio. 

Ieri, ad esempio, in via Pascal, c'erano 84 microgrammi di Pm10. Il limite giornaliero è di 50. Niente male, i sensori umani - volgarmente chiamati polmoni - avranno rilevato questo simpatico dato senza tuttavia poter far nulla.

Nel 2007 sono stati 111 i giorni in cui si sono superati i limiti di Pm10. Cosa vuol dire? Che Milano non ha rispettato i limiti imposti dall'Ue. 

Ed ecco allora l'intervento ufficiale dell'Europa. Il commissario europeo Stavros Dimas si è messo in contatto con il Governo, ponendo la fatidica domanda: "Carissimi, come intendete muovervi per far rientrare lo smog a Milano?".

Boh, non ci siamo riusciti fino ad oggi - suggeriremmo noi come risposta - però Palazzo Marino ha grandi idee in partenza.

Ovvero? Bè, già lo abbiamo detto. Il ticket, prima di tutto; che non vuole negare l'accesso in centro, ma tassarlo. Chi vivrà vedrà. Ma il progetto antismog è più ambizioso. 

Si parla di piano della mobilità sostenibile, 33 interventi che costeranno 3 miliardi e mezzo di euro. Un piano che attendiamo, e che attendono anche i nostri "sensori".

In cosa consiste

Sembra che le cose si mettano bene per la mobilità milanese sostenibile. A rimpinguare le casse del comune arrivano anche soldi "da Roma". In soldoni il governo ha concesso a Milano 150 miliardi, in prima battuta, per finanziare un incremento del trasporto pubblico, piste ciclabili , rinnovamento del parco mezzi pubblici tra treni, metro e bus. Un piano triennale che prevede stanziamenti per 3,5 miliardi di euro di cui 1,5 miliardi dallo Stato e altrettanti dalla Regione, e 500 milioni da Comune e Provincia.

Tutto grasso che cola? Sembrerebbe. In termini pratici si finanzia un progetto che prevede ben 30 interventi tra cui: la riduzione dell'inquinamenti da traffico e da riscaldamento, la disincentivazione all'uso di veicoli privati, il potenziamento del trasporto pubblico, tra cui l'introduzione di un biglietto unico nella fascia sub urbana di Milano, fino a 30 km dal centro.

Tutti entusiasti, da sinistra e da destra. Penati esulta e esalta il metodo della concertazione tra enti pubblici e stato, ribadendo l'utilità della sua istituzione, la Provincia. Per la Moratti l'accordo è fondamentale per colmare il gap strutturale. I Verdi ci tengono a far sapere che il ticket, ora più che mai, è fondamentale e obiettivo prioritario.

Gli obiettivi sono indubbiamente importantissimi: rafforzamento del trasporto privato, l'uso collettivo dell'auto come il car pooling e il car sharing.

Bene dunque potenziare i mezzi pubblici ma in se non serve a molto se le persone non li usano. Il che si tradurrebbe in incentivi all'utilizzo dei mezzi pubblici e disincentivi all'utilizzo della macchina. In questo senso si muoveva il ticket d'ingresso tanto caro alla Moratti. Guarda caso il disincentivo all'uso di mezzi privati è l'intervento che ha ricevuto meno finanziamenti. Per il ticket d'ingresso dunque un'altro ostacolo da superare.

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