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Il Dalai Lama a Milano per portare un messaggio di pace, ma la politica non ascolta

Simona Mapelli avatar Giovedì 6 Dicembre 2007, 13:25 in Milano cronaca di Simona Mapelli
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E' atterrato a Malpensa ieri mattina presto Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama, ed è rimasto tutto il giorno nella sua suite dell'hotel Principe di Savoia a meditare e pregare.

E' iniziato così il soggiorno milanese della massima carica religiosa buddista e premio Nobel per la Pace nel 1989.

Lui è un oceano di saggezza, questo significa Dalai Lama, porta la sua parola di speranza, di tranquillità interiore e di perdono.

Tutte caratteristiche mistiche sporcate dalle polemiche, dalle accuse reciproche, dai veleni e dalla guerra politica in Italia.

Il Dalai Lama vive in esilio in India dal 1959, dopo che il Tibet occupato dalla Cina ha iniziato ad essere macchiato dal sangue della persecuzione religiosa imposta dal regime. Una vita dedita al sacrificio e al pacifismo, alla ricerca di qualcosa di grande, l'unione dei popoli, il poter tornare liberamente nel proprio Paese a professare la propria fede e a dare la libertà a chi è ancora vittima della repressione.

Noi viviamo in uno Stato democratico che si proclama tollerante, che si impegna in missioni umanitarie in luoghi martoriati dalle guerre. Poi arriva una figura di portata internazionale che merita rispetto come tutte le altre e gli si nega un incontro solo perchè la Cina, ago della bilancia per l'Expo, ha invitato le autorità italiane a non incontrarlo.

In realtà di incontri ce ne saranno, perchè evitare il confronto sarebbe stato veramente da illusionisti di professione. Niente di eccessivamente istituzionale però, solo qualche saluto e quatto chiacchere, meglio se in forma strettamente privata in modo da non destare troppi sospetti.

Oggi sarà il cardinale Dionigi Tettamanzi ad ospitare Tenzin Gyatso in Curia, tra religiosi l'imbarazzo non esiste. Poi, domani è la volta di Moratti, Penati e Formigoni. Da qui nasce la guerra politica, tra chi accusa il Governo di aver accolto male una personalità così importante, chi risponde che in realtà non ci sia mai stata molta comunicazione tra le parti, destra e sinistra da una parte si alleano, dall'altra si continuano a criticare. Nessuno ci ha capito nulla.

Francamento poco importa, soprattutto al Dalai Lama che oltre ad essere un uomo di spiritualità a creare divisioni c'è pure un po' abituato. Lui è qui per tenere delle lezioni di fronte a un nutrito gruppo di persone, fedeli e curiosi, fino a domenica al Palasharp. 

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06 Dic 2007
alle 15:35

roy

Siamo bravissimi nell'aggregarci subito al Tibet, contro le persecuzioni,ci vestiamo di rosso scuro, poi per non andare contro la suscettibilità della Cina, trattiamo il Dalai Lama come una statuetta, senza neanche che le autorità si scomodino a riceverlo.

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