Il primo cittadino sei tu
E così il 2 gennaio è arrivato. Anno nuovo, tassa nuova. E stiamo parlando di una signora tassa chiamata Ecopass, che come già avevamo detto è molto pass e poco Eco. Siamo andati in Porta Venezia, proprio dove stamattina avete visto tanti bei collegamenti con i telegiornali.
C'era Sky, la Rai, Studio Aperto: ovviamente non potevamo mancare noi di Milano 2.0. Come avrete visto questa mattina Milano è praticamente vuota, quindi è stato difficile stabilire se ci sia stata un'effettiva diminuzione del traffico all'ingresso dell'area Ecopass.
Abbiamo incontrato due signore in auto che si sono fermate poco prima delle telecamere poste all'inizio di Corso Venezia: guardavano con aria persa i cartelli con le istruzioni per l'ingresso. Ecco, diciamolo subito, molte delle persone che abbiamo intervistato non sembravano avere le idee molto chiare sulle modalità di pagamento.
Non solo, tanti cittadini hanno avuto problemi ad effettuare il pagamento dell'ingresso. Il sito è fuori uso, gli sms venivano "rimbalzati", e come abbiamo già sottolineato questa mattina il numero infoline non risolve tutti i problemi.
A pochi metri dalle telecamere, sempre in corso Venezia, abbiamo incontrato un banchetto allestito da Radicali e Socialisti, contrari alla tassa.
Abbiamo intervistato Valerio Federico, segretario dei Radicali di Milano, per capire il perchè della loro protesta. Qui sotto trovate l'intervista.
Nel prossimo video invece troverete le interviste a coloro che uscivano dalla cerchia dei Bastioni. Alcuni erano informati, altri un po' meno.
Dite la vostra sull'ecopass. I commenti sono a disposizione. La lunga marcia verso la "rivoluzione ecopass" è iniziata.
Non prendiamoci per i fondelli.. tutto il denaro che si tira su con l'ecopass serve a pagare i dirigenti "miliardari" portati in Comune dalla Moratti. L'inquinamento? Ora diventa a pagamento. E la Moratti... siamo sicuri che lei sappia come funziona l'ecopass? Mi piacerebbe vederla grattare un tiket e perdere giornate intere in coda all'ufficio di via Cenisio perchè non funziona il sistema informatico.
se non spendo per comprare un'altra auto forse è perché non ho i soldi? e se non ho i soldi mi sembra giusto allora devo pagare la tassa per andare in centro. sì prenderò il tram in mezzo agli altri poveracci come me, stipati come sardine all'ora di punta, e la sera im mezzo agli ubriachi e alle prostitute. l'ecopass è un'altra manovra per spingere all'acquisto per smuovere quest'economia italica ormai in mano ai ladri e ai furbi. Loro sì che ce li hanno i soldi per acquistare l'auto che non inquina.
Non c'entra. Alla fine quello che conta è il risultato.
Devi andare in centro? Vacci in tram, non è necessario andare per forza con la macchina. Se invece proprio avessi necesità di farlo, è giusto pagare il Comune - che metterà in atto provvedimenti alternativi di riduzione dell'inquinamento. In pratica se non spendi per comprarti un'altra macchina, dai almeno il tuo contributo al Comune.
trovo l'ecopass socialmente discriminatorio, chi ha le auto più vecchie è infatti chi appartiene ad una classe sociale meno agiata. esiste già un controllo sulle emissioni, quindi se io sono una sfigata con un'auto del 97 devo restarmene in periferia, ma se sono una che può permettersi un'auto nuova (magari una smart o una mini) posso andarmene con la mia pelliccia di volpe a fare shopping in centro caricando le sporte in piazza San Babila.
Complimenti ad un provvedimento che fa sentire i poveri ancora più poveri e sbagliati. Viva l'edonismo tutti belli ricchi e con le auto poco inquinanti, voi sì che siete giusti!
Da www.partecipaMi.it (discussione “Ticket d’ingresso a Milano, a precise condizioni.” del forum “Per una Milano sostenibile…”) riporto:
- il parere del Presidente di Fiab Ciclobby onlus:
http://www.partecipami.it/?q=node/1993/4217&single=1
Ecopass
Tra qualche giorno, il 2 gennaio, prenderà finalmente il via l’esperimento del ticket “alla milanese”, meglio noto come Ecopass.
Ci si è arrivati dopo un percorso lungo e tormentato, in cui la natura, l’oggetto, l’estensione, l’esistenza stessa del provvedimento sono stati più volte rimessi in discussione, anche all’interno della maggioranza che guida la città, con una successione di compromessi al ribasso dettati soprattutto dal timore di mettersi contro alcune categorie di cittadini ed elettori (il c.d. “partito dell’automobile ad ogni costo” che, si badi bene, costituisce una minoranza nella città, per quanto molto attiva e a volte assai rumorosa). Tra essi i rappresentanti dei commercianti, da sempre ostili ai provvedimenti di limitazione del traffico.
L’ultima discussione all’interno della Giunta di Palazzo Marino è costata il posto all’assessore alla Salute, Carla De Albertis. Paradossale ma assai sintomatico il suo voto contrario: evidentemente, a qualcuno non risulta ancora del tutto chiaro che l’inquinamento nuoce anche alla salute di tutti i cittadini, che provoca malattie e morti e non solo qualche passeggero disagio, e che, alla base, c’è un tema fondamentale di qualità della vita nella nostra città, di tutela degli interessi collettivi, anche costituzionalmente protetti, come il diritto alla salute, che non possono essere ogni volta subordinati agli interessi economici e al profitto.
Peraltro, Milano mette sempre molta enfasi in ciò che fa, quasi come se dovesse ogni volta evidenziare che è la prima della classe, sottolineare che la sa più lunga, che fa sempre qualcosa meglio degli altri.
A volte un po’ di umiltà gioverebbe forse di più.
Come dunque non notare la campagna di comunicazione sul ticket, partita in questi giorni?
Annunciano i manifesti: “Con Ecopass via libera alle auto che non inquinano”.
Orbene, considerato che le auto inquinano anche da ferme, a voler dire fino in fondo le cose come stanno, l’unica auto che non inquina è quella che non c’è. E dunque occorre privilegiare mobilità alternative all’automobile: bici, mezzi pubblici, mobilità pedonale, car sharing…
Questa è la vera sfida per Milano, bisogna esserne consapevoli.
Si dice giustamente che Milano “attrae ma non trattiene”: questa è un’occasione importante per invertire una tendenza altrimenti non reversibile.
Disabili, anziani, bambini, pedoni, ciclisti: cittadini cui va restituita libertà, autonomia e sicurezza negli spostamenti. Interpretare i loro bisogni significa saperne assumere il punto di vista, collocarsi nella loro prospettiva visuale, smettendo di pensare, come sin qui si è fatto, che l’unica mobilità debba essere quella invasiva dell’automobile privata sempre e comunque (anche se a motore cosiddetto “pulito”), e le altre semmai a seguire. O la città si occupa finalmente di loro, o non è una città, ma una giungla.
Si provi a chiedere a un genitore come riesce a muoversi in città con i propri bambini, con o senza passeggino. Oppure a domandare a un disabile con quale grado di autonomia riesce a spostarsi a Milano. O invece a interrogare i molti che nella nostra città ancora temono di utilizzare la bici, chiedendo loro “perché” e ascoltandone le ragioni.
C’è una mobilità “disarmata” che attende risposte.
E’ nell’interesse di tutti che questo non lo si dimentichi.
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus e coordinatore regionale FIAB Lombardia)
- il parere di Marco Gianfala dell’associazione vivibicocca:
http://www.partecipami.it/?q=node/1993/4356&single=1
Dal 2 gennaio partirà la sperimentazione di Ecopass, una risposta, seppure parziale, del Comune di Milano ai mali della mobilità.
La mobilità sostenibile viene sempre più invocata come possibile soluzione ai problemi connessi alla mobilità. Ma è lecito chiedersi: sostenibile per chi o per che cosa?
Il termine stesso di Ecopass sembra rimandare ad una misura di protezione ambientale. In realtà gli obiettivi dell’Ecopass sono di limitare la concentrazione di alcuni inquinanti localizzati, a partire dal PM10 e dannosi alla salute. Quindi si tratta prevalentemente di un Sanipass. Gli aspetti ambientali, intesi come salvaguardia dell’equilibrio degli ecosistemi di riferimento, qui c’entrano molto poco.
L’attuale spettro ambientale che si aggira per il mondo si chiama effetto serra. Pensare che l’Ecopass possa avere a che fare con l’effetto serra pare quindi una forzatura. Le auto esentate dal ticket d’ingresso, elettriche, metano, benzina recenti, ibride e dotate di filtro antiparticolato FAP riducono in minima parte le emissioni di anidride carbonica.
La sostenibilità non riguarda però solo l’ambiente e la salute umana. Se anche tutte le auto in circolazione a Milano andassero ad energia solare, quindi senza produzione di sostanze inquinanti e gas ad effetto serra, almeno sul piano dell’utilizzo, ci troveremmo comunque in una situazione di
sostanziale paralisi del traffico. Il che vuol dire, in ogni caso, una mobilità non sostenibile sul piano dei tempi, della perdita di produttività e della qualità della vita.
Il problema della mobilità sostenibile andrebbe quindi risolto anche con un deciso incremento dei sistemi di trasporto collettivo, pubblico e privato, incluso il car pooling. Ma, com’è ovvio, in ambito urbano una risposta efficace può venire soprattutto da uno sviluppo esponenziale della ciclomobilità, che ha un impatto, su molti aspetti inerenti la sostenibilità, pari a zero.
E’ noto che la ciclomobilità a Milano è sempre stata ampiamente sottovalutata. Tolti i ciclisti per necessità, per far decollare l’uso della bicicletta occorrerebbero investimenti e misure organizzative molto consistenti. Il che non vuol dire solo ampliamento dei percorsi ciclabili. Andare in bicicletta implica una modifica degli stili di vita, un aumento significativo dei rischi di incidentalità, spesso letale e l’esposizione ad una serie di disagi per cui è facile chiedersi se ne vale la pena.
In altri termini, per fare un deciso salto di qualità nell’uso intensivo della bicicletta, occorrerebbero piste ciclabili, misure di sicurezza, servizi di bike sharing, punti di ristoro e assistenza tecnica, modalità di interscambio con il trasporto pubblico, rastrelliere diffuse e possibilmente sorvegliate, sostegno ad iniziative promozionali. Ma soprattutto occorre che ai ciclisti sia riconosciuto un grande merito in termini di responsabilità sociale. Il ciclista deve sentirsi un privilegiato, non un marziano che si autolimita per concedere più spazio ad automobili che fanno scempio dell’ambiente.
E qui devono entrare in gioco anche valutazioni di tipo etico, ovvero la predisposizione di strumenti culturali attraverso una riflessione circa i fondamenti del vivere collettivo.
L’Ecopass si fonda sul principio che chi inquina paga. Ovvio che, alla radice, discrimina tra chi può permettersi di spendere anche un migliaio di euro all’anno in ticket e chi, viceversa, non può. Discrimina tra chi può acquistarsi un’auto in linea con le nuove direttive europee, magari del peso di due o tre tonnellate e chi fa fatica a mantenersi una Panda. Discrimina tra residenti e non residenti. Crea una parziale sovrapposizione-contrapposizione con le disposizioni regionali che puntano tendenzialmente sui divieti e il sostegno pubblico all’innovazione tecnologica.
Un’altra strategia potrebbe consistere nell’ottimizzazione delle risorse e conseguente abbattimento degli sprechi. Convincere i cittadini a modificare i propri stili di vita non sarà impresa facile. E’ apprezzabile l’invito del nostro Sindaco alla diffusione in tutta la città del senso di un impegno comune. Ma in mancanza di modelli di riferimento globali, di un senso di comunità forte e coerente, sarà impresa impossibile.
L’educazione ambientale potrà anche informare ma difficilmente sarà in grado di incidere sui valori e le motivazioni individuali. Alla radice esiste la necessità di contemperare un sistema ambientale condiviso da tutti e le diverse forme di discriminazione sociale. Difficile far passare l’idea che qualcuno ha più diritto di altri nell’utilizzo dell’aria, dell’acqua e del suolo e in ciò la questione ambientale sembra preconizzare l’evolversi di elementi di democrazia sostanziale. L’alternativa è un accaparramento selvaggio di risorse, con il prevalere di comportamenti opportunistici, che è esattamente quello che sta accadendo. Le istituzioni pubbliche territoriali, ai più diversi livelli, hanno una responsabilità ineludibile nel cercare di far prevalere una visione etica e di pubblico interesse. Sarebbe interessante capire se sono nelle condizioni di poterlo fare.
I diversi sistemi di mobilità producono circa il 30 percento dei gas ad effetto serra, il resto riguarda sostanzialmente la produzione energetica, industriale e agricola e i sistemi di climatizzazione. Il passaggio da un’economia dello spreco ad un’economia sostenibile richiederà grossi investimenti economici ma anche adeguate forme di sostegno da parte dell’opinione pubblica.
Il concetto di sostenibilità si fonda sul concetto di limite, ragione per cui, a prescindere dalle innovazioni tecnologiche e dall’utilizzo di forme energetiche innovative, solare, eolico, geotermico, nucleare sicuro, idrogeno e altro che verrà, non si potrà considerare la produzione illimitata ed esasperata di beni di consumo come l’unica forma di soddisfazione dei bisogni umani e della tenuta sociale ed economica.
Oggi l’impronta ecologica, misura grossolana per parametrare l’impatto dell’uomo sull’ambiente, ci dice che i sei miliardi di persone attuali consumano risorse quanto parecchie decine di miliardi di persone allo stato primitivo. Quando arriveranno ai nostri livelli di consumo i cinesi, gli indiani e il resto del terzo e quarto mondo il concetto di limite non sarà più procrastinabile, ammesso che i danni ambientali siano ancora reversibili. Spiegare perché il nostro benessere si fondi sulle miserie altrui non è facile. Come non è facile riuscire a saldare i bisogni delle attuali generazioni con quella delle generazioni future.
Non si può però negare la presenza, in molti di noi, di una naturale coscienza etica o, come altri preferiscono, di una responsabilità sociale di lungo termine. Quella stessa che ogni giorno ci induce a sostenere la raccolta differenziata, ad evitare lo spreco di acqua, a non inquinare inutilmente, ad utilizzare la bicicletta come alternativa agli spostamenti, a non sprecare le risorse pubbliche o comuni, a scegliere prodotti più ecologici anche se più costosi. Chi tende a promuovere un ambientalismo di convenienza economica fatto di ticket, aumenti tariffari, progresso tecnologico fa un’operazione utile, ma se non è accompagnata da una crescita culturale e una maggiore responsabilità sociale non ci porterà da nessuna parte.
Come Laszlo ci insegna: pensare globalmente, agire localmente. Con questo spirito la nostra associazione intende promuovere iniziative volte al miglioramento della qualità della vita a partire da situazioni locali. La sfida della sostenibilità non potrà prescindere da un legame indissolubile tra il proprio spazio di vita, i propri bisogni, i propri affetti, convincimenti e ideali e la proiezione su scala globale.
Marco Gianfala - Vivibicocca - associazione culturale e di promozione sociale - www.vivibicocca.it
- il Parere di Massimo Todisco dell'Osservatorio di Milano:
http://www.partecipami.it/?q=node/1993/4375&single=1
NASCE IL 2008 CON UNA TASSA INGIUSTA E INEFFICACE, L’ECOPASS
Il giudizio positivo, dato dal sindaco Moratti questa mattina in conferenza stampa, sulle prime ore di attuazione dell’Ecopass, è secondo l’Osservatorio di Milano privo di fondamento in quanto la città, con le scuole chiuse, una parte degli esercizi commerciali chiusi e gli uffici a ranghi ridotti, non può avere un rilievo statistico.
L’impatto vero si vedrà con la città al completo il 7 gennaio.
“Riconfermiamo. Ha dichiarato il direttore dell’Osservatorio di Milano Massimo Todisco, che questa tassa è inefficace e ingiusta e offende la dignità dell’uomo”. “Inefficace ha proseguito Todisco perché il caos del traffico e l’inquinamento si sposteranno nell’area circostante a quella chiusa, ingiusta perché penalizza i ceti popolari, il popolo dell’euro 0,1 e 2, fatto di lavoratori stranieri, pensionati, famiglie a mono reddito e studenti di famiglie meno abbienti”. “Non da ultimo, ha concluso Todisco, la tassa offende la dignità dell’uomo in quanto si commercializza la licenza di inquinare, di fatto, monetizzando la salute, se paghi hai il permesso di nuocere alla salute di tutti”.
L’Osservatorio di Milano riconferma la piena validità, dichiarata dallo stesso T.A.R, del ricorso presentato a novembre e quando sarà discusso nel merito, a marzo/aprile, porterà al giudice le proprie motivazioni perché il provvedimento sia sospeso.
o rendono illegali le auto che inquinano o è assurdo far pagare di piu' chi è in regola con la legge.non possono inventare mille stratagemmi per far pagare i cittadini.
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alle 21:09
Lorenzo
Non prendiamoci per i fondelli.. tutto il denaro che si tira su con l'ecopass serve a pagare i dirigenti "miliardari" portati in Comune dalla Moratti. L'inquinamento? Ora diventa a pagamento. E la Moratti... siamo sicuri che lei sappia come funziona l'ecopass? Mi piacerebbe vederla grattare un tiket e perdere giornate intere in coda all'ufficio di via Cenisio perchè non funziona il sistema informatico.