Il primo cittadino sei tu
E' stato il tema caldo della scorsa settimana, la moratoria contro l'aborto presentata da Giuliano Ferrara e osteggiata soprattutto dalle donne di sinistra. Alla fine il Governatore Formigoni ha deciso di estendere a tutte le strutture lombarde il limite per l'interruzione di gravidanza a 22 settimane e tre giorni dal concepimento, anziché 24 settimane, come già accade dal 2004 alla clinica Mangiagalli e dall'agosto scorso anche all'ospedale San Paolo.
Il testo della legge 194, che regola l'aborto terapeutico, oltre i novanta giorni in cui è possibile un interruzione volontaria, stabilisce che: L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
La rivoluzione anche a livello nazionale: la 23 settima è riconosciuta come l'inizio della possibilità di vita autonoma del neonato e per tanto non è più possibile praticare l'aborto terapeutico e deve iniziare da qui la rianimazione dei bambini prematuri. Delineando questi chiari confini, inoltre, la decisione finale non spetta più alla donna, ma al medico che valuta i singoli casi. Da una parte l'esperienza di due cliniche che già da tempo hanno messo dei paletti in materia di interruzione di gravidanza e l'appoggio a Formigoni da parte delle donne del centrodestra, che difendono le linee guida del Pirellone, tra cui anche l'assessore alla Famiglia e alle Politiche sociali del Comune di Milano Mariolina Moioli. Per sottolineare l'intento positivo a vantaggio delle donne, la Regione ha deciso di stanziare 64 milioni di euro per potenziare le attività di prevenzione e sostegno alle donne soprattutto nei consultori.
Ma non basta per placare le critiche delle duecentomila donne, e forse anche molte di più, che sono scese in piazza due anni fa per difendere la libertà di donne e uomini di decidere per se, per le proprie vite e per quelle che verranno e sono pronte a manifestare di nuovo, se necessario. Sono quella parte di opinione pubblica per cui la legge 194 così com'è funziona benissimo, sono quelle persone che considerano la moratoria sull'aborto una crociata contro la libertà delle donne. Anche su questo piatto della bilancia pesano pareri di medici specialisti, ginecologi e neonatologi. La Lombardia ha voluto fare il passo più lungo della gamba precorrendo i tempi di un dibattito che sta già coinvolgendo il ministero della Salute, il Consiglio superiore di Sanità e il Comitato nazionale di bioetica. E che è destinato a scontrarsi su un tema in cui il confine tra giusto e sbagliato è troppo sottile: il diritto alla vita, quando è vita.
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