Il primo cittadino sei tu

La Triennale Bovisa presenta la mostra "Kiefer e Mao che mille fiori fioriscano", che propone una lettura inedita per il pubblico italiano dell'interesse dell'artista tedesco Anselm Kiefer per il ruolo politico-culturale di Mao Zedong nella storia occidentale, attraverso trentacinque opere suddivise tra dipinti e libri d'artista.
L'esposizione apre proprio oggi al pubblico e proseguirà fino al 30 marzo. Nel video potete vedere una piccola anticipazione dei lavoro di Kiefer, dalle opere del 1997 fino alle ultime tele inedite composte appositamente per essere inserite alla Triennale di Milano
La pittura di Anselm Kiefer è il risultato di una solidificazione della memoria storica, dove le materie, dalla sabbia al piombo, dai girasoli alle fotografie, insieme all’iconografia di paesaggi e di persone, di navi militari e di architetture, rimandano allo spessore del tempo e alle figure della cultura mitteleuropea. I suoi dipinti, di grande formato, sono attraversati dai miti e dalle leggende che segnano la letteratura ed il pensiero antichi e sono impregnati di nomi, di volti e di corpi dei protagonisti di un processo energetico e spirituale che va dal medioevo germanico ad oggi. In questo percorso, iniziato nel 1969, si inserisce la serie di grandi tele dedicate alla figura storica e culturale di Mao Zedong, dipinta a partire dal 1998 dal titolo Lasst tausend Blumen blühen (che mille fiori fioriscano).
Sulle tele, Mao è ritratto in primo piano o mentre saluta, giovane filosofo della rivoluzione o maturo leader dell’esercito, sorridente o pensieroso, riprendendo le modalità di rappresentazione tipiche della propaganda politica ufficiale dell’epoca. La sua figura si staglia su uno sfondo paesaggistico spesso ricoperto di fiori, che alludono alla famosa frase pronunciata nel 1956: “che cento fiori fioriscano” (che l’artista tedesco modifica sostituendo la parola “cento” con “mille”).
Attraverso il forte impatto emotivo della sua pittura, Anselm Kiefer, con la sua indagine sull’iconografia di Mao, inevitabilmente modificata dalla stratificazione degli eventi accaduti negli ultimi trent’anni, sottolinea le conseguenze del culto della personalità e la responsabilità storica e politica dell’essere mito.
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