Il primo cittadino sei tu
Gli 800 dipendenti della Clinica Santa Rita, finita sotto indagine per i rimborsi truffaldini ai danni del ssn, non ci stanno. Infermieri e tecnici si dichiarano estranei a tutto e rimandano al mittente le accuse infamanti che vengono rivolte loro, visto che per le colpe di pochi (anche se il numero degli indagati, sospesi dall'ordine dei medici in attesa di giudizio, è aumentato a 19) ovviamente ci sono andati di mezzo tutti. Molti si stupiscono che nessuno sapesse, mentre un collega di Pier Paolo Brega Massone (uno degli indagati), Marcello Rosa, racconta che la situazione la conoscevano tutti. Rosa dichiara di aver sempre cercato di proteggere i suoi pazienti, evitando di mandarli da lui.
La portavoce dei dipendenti della Santa Rita, Chiara Toyer, risponde che a parte gli arrestati e chi è coinvolto nella vicenda gli altri sono tutti professionisti seri che non hanno nulla a che spartire con quanto successo e per colpa di chi ha organizzato la truffa ora rischiano posto di lavoro e stipendio. Infatti con il titolare della clinica agli arresti domiciliari si rischia che vengano sospesi i pagamenti. Inoltre devono anche rendere conto a pazienti disperati che se la prendono con loro non potendolo fare con i diretti interessati. Lunedì ci sarà un'assemblea tra dipendenti e sindacati, e questi ultimi presto saranno ricevuti dalla Regione per fare il punto della situazione.
Si parla di un attacco mediatico che ha colpito l'intera struttura. I pazienti sono in fuga dalla clinica Santa Rita nel reparto di chirurgia toracica, quello dello scandalo, e in altri reparti il 30% dei ricoverati ha chiesto di essere dimesso. Molti, soprattutto quelli operati nelle ultime settimane, telefonano allarmati ai medici rimasti.
Intanto a Milano sono arrivati due funzionari incaricati dal sottosegretario al Welfare con delega alla salute, Ferruccio Fazio,e la Regione Lombardia per raccogliere informazioni. Salle intercettazioni spuntano anche notizie di dati cancellati dai pc, di medici che, cercando di inquinare le indagini convocavano pazienti già dimessi e facevano scrivere loro lettere in cui dichiaravano di essersi trovati bene.
L'Espresso si era già occupato della situazione della sanità lombarda in un articolo dello scorso anno, "Pirati della sanità". Nell'articolo si parlava non solo della Clinica Santa Rita ma anche delle altre che sono state indagate per rimborsi gonfiati. Tutte le strutture sono state sospettate di aver trasformato i malati in business. Si guadagnerebbero infatti un miliardo e 200 milioni di euro l'anno.
Gli avvisi di garanzia erano arrivati fino a Giuseppe Rotelli, consulente al ministero della Salute con Gerolamo Sirchia, che possiede 17 case di cura private, di cui 4 a Milano. Al San Raffaele sono stati indagati il legale rappresentante della Fondazione San Raffaele, Mario Cal, il direttore sanitario e alcuni responsabili di reparto. All'elenco si aggiungono gli ex proprietari della Casa di cura San Giuseppe, i frati camilliani proprietari della clinica Pio X, i cui nuovi vertici, si sono dimessi. 8 milioni di cartelle cliniche dal 2003 al 2006 convenzionati della Lombardia erano finite sotto inchiesta.
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