Il primo cittadino sei tu
Non si placa la bufera intorno alla clinica Santa Rita. Giorno dopo giorno scopriamo nuovi agghiaccianti particolari. Il rispetto della vita e della dignità della persona, a quanto par, non era di casa nei corridoi di alcuni reparti. Il Dio Denaro sarebbe stato per anni l'unico vero protagonista, almeno per alcuni medici.
Sapevamo di cartelle false e di almeno una ventina di morti, quindi la notizia di oggi non ci stupisce più di tanto. Per gli inquirenti tuttavia qualche paziente terminale sarebbe stato usato come cavia. Meglio un'operazione in più, con tanto di rimborso, che una in meno; tanto il paziente su cui si andava ad operare era comunque destinato a morire.
Secondo quanto riferisce "Il Giornale", un'anziana disabile affetta da demenza senile, e soprattutto senza parenti, sarebbe stata sottoposta ad una operazione inutile finlaizzata al "gonfiamento" del rimborso.
Leggiamo che ricoverata il 28 marzo scorso con un quadro clinico pesante, stando al quotidiano, nel dettaglio la 75enne non più in possesso delle sue facoltà mentali è stata sottoposta a una Vast, ovvero una toracotomia con resezione del lobo inferiore e una serie di biopsie pleuriche. Esami tutti altamente invasivi e, secondo l'accusa, completamente inutili. Un calvario chirurgico inspiegabile.
"I medici hanno effettuato un intervento inspiegabile, a fronte di un quadro clinico che non aveva indicazione chirurgica ma necessitava eslusivamente di scelta terapeutica, ed assai pericoloso per la paziente", scrivono i pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano. Per questo episodio, al dottor Pierpaolo Brega Massone e al suo staff viene contestata l'aggravante di aver agito "con crudeltà sulla persona in un paziente di elevata fragilità per l'età e le gravi patologie in atto". Accuse pesanti, cui l'ex primario della clinica e la sua equipe rispondo con l'opinabilità della scienza medica.
Intanto fioccano le denunce. Pazienti operati al Santa Rita ora non dormono sonni tranquilli. E non hanno torto. Se quell'operazione che mi hanno fatto avesse avuto uno scopo "economico"? Se quella diagnosi fatta ad un mio parente non fosse veritiera? Situazioni che stanno preoccupando tanti milanesi, e non solo. Il nostro consiglio è quello di raccogliere i documenti e chiedere spiegazioni alla Guardia di Finanza. Potreste essere testimoni di una delle tante ingiustizie, potreste dare una mano agli agenti e alle indagini. Ci sono ancora tante zone d'ombra all'interno della clinica.
Questi alcuni racconti comparsi su il Giornale. Intercettazioni da brividi.
IL MALATO PRIMA DI TUTTO
Mezzanotte del 26 novembre scorso. Al telefono, Pansera («U»), uno dei medici di chirurgia toracica arrestati e una collega («I»). In reparto c’è un problema: un paziente.
U: «Stamattina mi dice "dottore, S. c’ha sette di emoglobina..." volevo dirgli non me ne frega... Non è che voglio andare in galera per S., a sto punto qua io gli ho detto "guardi, io appena posso torno, iniziate a chiedere il sangue", e così ho fatto, poi alle undici sono andato e questo qua più moribondo di sempre, ovviamente ho riparlato con la moglie per sollecitare il trasferimento».
I: «Lo trasferiscono?».
U: «Sì, no, adesso dovremo trasferirlo».
I: «Sì, è comodo così, va».
U: «Solo che appunto se l’internista non se lo vuole prendere, cardiologia anche, non so cosa farci io e... comunque...».
I: «Lasciamolo morire».
U: «Ma certo, però non da noi, voglio dire, andrebbe trasferito».
I: «No certo, sempre meglio che morisse da un’altra parte».
OPERARE, OPERARE, OPERARE
Nessuno alla «Santa Rita» era abbastanza sano da non meritarsi una bella operazione. Cintyhia Masangay, a esempio, aveva appena diciassette anni quando finì nelle grinfie dello staff della clinica. Aveva 38 e mezzo di febbre per il semplice motivo che aveva la tubercolosi. Purtroppo per lei venne presa in carico da Pierpaolo Brega, il primario del reparto di chirurgia toracica, e sottoposta immediatamente alla «Vats», la toracoscopia, un esame invasivo e doloroso per la ricerca di tumori: «Un intervento inspiegabile per una patologia di carattere infiammatorio non richiedente alcun tipo di intervento», scrivono i pm nella richiesta di arresto. La Vats, d’altronde, era la passione del primario: «Brega - scrive uno dei consulenti della Procura - sembra avere una sola condotta: operare in Vats qualunque paziente gli capiti a tiro».
DEL PAZIENTE NON SI BUTTA VIA NIENTE
Finché c’è vita c’è da operare: aveva appena 39 anni, Pablo Efra Colcha Vizuete, ma era già vittima di un tumore devastante che non gli lasciava alcuna speranza di salvezza. Sarebbe stato suo diritto venire accompagnato verso la fine con la maggiore dolcezza possibile, invece alla Santa Rita venne sottoposto ad un calvario interminabile di operazioni inutili: Vats, biopsie, laparatomie. Per questo Pierpaolo Brega e il suo staff sono accusati di lesioni personali nei suoi confronti «con l’aggravante di avere agito con crudeltà sulla persona, consistita nel propendere per un intervento abnorme e invasivo in totale disprezzo delle condizioni del paziente di estrema fragilità per la grave forma di tumore».
Intanto noi, settimana scorsa, siamo tornati alla clinica Santa Rita per capire quale fosse la situazione a qualche giorno di distanza. Avevamo già parlato della preoccupazione dei dipendenti e della una presunta busta ad AN. In merito al caso Santa Rita abbiamo intervistato Giampaolo Landi di Chiavenna. Ma siamo anche andati fuori dalla clinica il giorno dello scandalo per raccogliere le prime reazioni dei pazienti e riportato i redditi dei medici che li hanno curati. Oggi siamo tornati davanti alla clinica. Guardate qual è la situazione: i nostri video.
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alle 17:53
Valentina Mancini
UMBRIA MALASANITA'
Per favore trattate di questa vicenda ,ha dell'incredibile ...
DISABILI ED ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
usati come cavie in una residenza sanitaria Umbra !
http://www.letteraviola.it/?p=619
http://goodmorningumbria.wordpress.com/2011/04/30/in-un-istituto-dellalto-tevere-anziani-pazienti-usati-come-cavie/