Un casinò a Milano, forse a Rho o Pero: si aspetta le deroga del governo in vista di Expo
Pubblicato da Elisa, Blogosfere staff alle 14:00 in
Campione d’Italia, Saint Vincent, Sanremo o Venezia, fate il vostro gioco. Questi i casinò attivi in Italia, questa la scelta obbligata per i giocatori dello stivale che, armati di contante da investire, di un adeguato mezzo di locomozione e dello spirito giusto, si preparano a trasferte in onore della dea fortuna. E se sorgesse un casinò a Milano? La posizione geografica è ottima, i giocatori non mancano e si potrebbe persino ottenere una deroga che ne faciliterebbe la costruzione, tutto grazie ad Expo 2015.
Meglio di così? Il Giornale lancia questa possibilità e si mette i panni del giocatore di vecchia data immaginando cosa succederebbe: ripensando ai tempi andati - scrive Massimo Bertarelli - sarebbe un’ingiustizia l’apertura di un casinò a Milano. Ma come, uno per una vita si è fatto su e giù mezza Italia per trovare una roulette e adesso che ha finito le velleità (e i quattrini) gliela piazzano sotto casa. Che beffa.
Difficile però che il casinò sorga a Milano: la legge infatti proibisce ai residenti di giocare all'interno del casinò sotto casa, quindi la soluzione migliore sarebbe un comune limitrofo. Molto probabili le ipotesi Rho o Pero, che giustificherebbero anche la deroga per ragioni turistiche in vista di Expo 2015.
Il Giornale riporta infatti che il progetto è pronto, si attende solo la deroga del governo che potrebbe arrivare con legge speciale per motivi turistici come nel caso dell'Expo 2015.
Come spiega Wikipedia, la scelta di autorizzare lo sfruttamento legale del gioco d'azzardo in appositi luoghi selezionati è stata spiegata dal legislatore italiano sia in base a considerazioni politiche che economiche. È infatti da rilevare che due delle quattro case da gioco, Saint Vincent e Sanremo, sono ai confini del paese; Campione d'Italia è addirittura un'exclave in territorio svizzero e Venezia si trova di fronte all'ex-Jugoslavia. La giustificazione è di fermare i flussi di giocatori diretti oltre frontiera, nonché di consentire lo sviluppo di zone considerate depresse dal punto di vista economico
l giro di affari a Milano potrebbe toccare i 190 milioni di euro, cifra record nel 2007 per il Casinò di Venezia. Gli avventori potrebbero essere un milione e 48mila. Inutile dire che per Milano è un movimento considervole e che il comune potrebbe beneficiare di tutto il denaro mosso dal gioco.
Ma cosa ne penseranno i residenti? Il casinò nell'immaginario collettivo ha un'immagine dorata e allo stesso tempo un alone di truffe e patologie da gioco compulsivo. Non pochi film ce li hanno mostrati sorgere come funghi nei deserti americani, dorati e fortunati finché non si oltrepassa il limite. Insomma, Milano è pronta a un casinò?



1. Zione, Martedì 6 Gennaio 2009 ore 15:52
RISPETTIAMO LA COSTITUZIONE !!! ( Rir chi a perd e Chiagn chi a trov, a zi Giustin … )
Premesso che la legge che impone ai Casinò il "veto di entrata ai residenti locali" è stata già da moltissimi anni superata dal fatto che gli stessi hanno qualche sala dove si entra senza pagare e senza esibire documenti; dove si trova ogni specie di gioco “proibito altrove”, c’è da dire che finalmente è giunta l'ora da parte del Governo, di porre riparo colla massima urgenza, a questa grave anomalia afferente la documentazione richiesta alla gestione delle Case da Gioco.
Il caso ha voluto che tale incongruenza, verificatasi anche in altre Nazioni, sempre per vari e Aberranti Motivi, non sia stata una nostra orripilante esclusiva; per cui da questa situazione che si trascina da tanto tempo e che da sola ha significato per molti decenni, il calpestio di alcune Leggi, oltre al puzzo di putrefazione della Giustizia, è doveroso trarre qualche considerazione.
Si può cominciare dalla grave discriminazione che ne deriva a danno della maggior parte dei Cittadini Italiani che abitano lontano dalle nostre Cattedrali del Gioco (a cui e comunque, deve andare la massima Stima da parte di Tutti), i quali per potervisi recare, sono costretti a spendere una cifra anche consistente, oltre al tempo del viaggio; ragion per cui tanti preferiscono allungarsi oltre frontiera, con relativo mancato introito da parte dello Stato; mentre se fosse possibile giocherebbero nella loro Regione.
Un altro motivo di grave Ingiustizia Sociale, è rappresentato dal fatto che non si è mai capito perchè il gioco d’azzardo in Italia venga considerato Immorale; eccezion fatta per il Governo che lo ha sempre praticato allegramente e le Zone Franche che hanno la fortuna di avere una Casa da Gioco; mentre altre località (sfortunate o scartate ?) e che avrebbero anche un maggior motivo (oltre alla Tradizione, alcune), come quello di difendersi da una vicina “concorrenza estera” situata a poca distanza dai confini che si avvale di questa forte attrattiva turistica a nostro discapito, ne sono ingiustamente escluse.
Col libero proliferare dei Casinò “esteri online”, a cui sono costretti a rivolgersi molti appassionati che non possono permettersi “il Viaggio” , c’è la conseguenza che si ha un altro mancato introito da parte dello Stato; e colla grande offerta in tanti locali di molti tipi di giochi più azzardosi e fregoni rispetto a quelli praticati nelle case autorizzate, il voler conservare questa mentalità speciosa o da bravo Zione è solo segno di arretratezza e cercare di mantenere invariata questa situazione di nepotismo, è indegno di una moderna Nazione Civile.
Fra le tante magagne compiute in difesa di questa assurdità, primeggia la complicata e spietata guerra tribunalizia, che lo Stato Italiano fece al titolare della casa da gioco di Taormina, il quale era in possesso di una licenza valida per “l’Italia e per i possedimenti d’Oltremare”; per cui, perdendo il casinò che aveva ad Asmara in Eritrea, pensò bene di rimettersi a lavorare sul Patrio suolo; ma purtroppo aveva fatto i conti senza il tavernaio; ma non solo lui, il povero Cristo …
Auspicando che finalmente si ponga fine a questo Abominevole Sconcio e che si provveda a liberalizzare le Case da Gioco, con conseguente sollievo anche da parte di tante Famiglie che hanno la sventura di abitare dove è impiantata qualche losca Bisca, sempre pericolosa per la Salute Pubblica, con tutti i problemi e il timore che tale vicinanza comporta per certe frequentazioni; e che non avrebbe più motivo di esistere; giacchè i giocatori avrebbero la giusta possibilità di esercitare un loro Diritto, così come l’hanno finora avuto soltanto una parte di Italiani Privilegiati.
La liberalizzazione dei Casinò, produrrebbe oltre all’assunzione diretta di un elevato numero di dipendenti fra direttori vari, croupier, contabili, ispettori, fattorini, sorveglianti eccetera, anche il fiorire di varie attività indotte, (alberghi, ristoranti, bar …), per cui rappresenterebbe oltre ad una buona entrata sicura di quattrini, per ogni Regione ("Federata" o meno), anche una buona possibilità per un posto di lavoro per tante persone e in modo particolare per i nostri “ragazzi”, in questa difficile epoca.
Pertanto, nel mentre si ricorda ai nostri Governanti, che la volontà della Base, se disattesa può farli “scendere da cavallo”; si sollecita chi di Dovere, ad integrare (nel caso fosse sfuggito), anche questo capitolo nella Sacrosanta ed Improrogabile Riforma della Giustizia, molto attesa dalla maggioranza del Popolo Italiano; in specie per quanto riguarda la Riparazione di qualche Processo Infame e la giusta e finora indegnamente risparmiata Punizione a qualche gendarme vigliacco e Infingardo e qualche magistrato ignorante e Fellone.