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Nessun accordo sulla governance dell'Expo: i tempi stringono, le grandi opere sono a rischio, ma la Moratti si scontra ancora con Tremonti

Mercoledì 6 Agosto 2008, 10:30 in Milano cronaca, Milano politica di

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Non è bastato il meeting fra Moratti, il premier, Umberto Bossi, Gianni Letta, Ignazio La Russa e soprattutto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti per sciogliere il maledetto nodo sulla governance dell'Expo 2015.

Si sono seduti con calma attorno a un tavolo (dopo che la Moratti e Formigoni si erano urlati in faccia venerdì scorso) e si sono messi di buona lena per trovare la soluzione che oggi (mercoledì) avrebbero dovuto discutere per l'ultima e definitiva volta.

Voci raccontano di scene da "Guerra dei Roses": il sindaco infuriato minaccia nuovamente le dimissioni, Tremonti che la provoca con "fa quel che vuoi", il documento sottoscritto dalla Moratti con Penati e Formigoni viene scagliato nel cestino (e dichiarato "irricevibile" da Tremonti), Berlusconi che salta da un piede all'altro cercando di calmare gli animi "ok, ricominciamo da zero".

Si sono lasciati con un'inquietante "Ci vediamo domani". Cioè oggi. E suona quasi come una sfida all'Ok Corral. Chi gestirà i 50 miliardi dell'Expo?

E' proprio questo il problema: non ce n'è, nessuno sembra disposto a trattare e trovare un copromesso, ognuno vuole tenere ben stretto il proprio angoletto di interessi.

Che la soluzione fosse lontana era già nell'aria: alle nove di ieri sera da Palazzo Chigi non si era ancora fatto vivo nessuno. E quando la riunione è iniziata si era già capita l'antifona: Tremonti è irremovibile sul "il governo mette i soldi quindi il governo decide". Il governo insomma vuole una società del Tesoro con il cda affidato al Cipe e non un amministratore unico a decidere. E quindi un no secco a Glisenti.

"È evidente che ormai il nodo è la questione dell'amministratore unico, con l'indicazione di Paolo Glisenti. È inammissibile che una vicenda di questo genere tenga bloccato tutto" ha scritto Penati in una lettera al Presidente della Repubblica preoccupato per l'allungamento dei tempi.

E' un problema non indifferente, e serio.

I tempi si stanno speventosamente allungando. Al D-Day mancano 2460 giorni. E sono 18 le grandi opere da realizzare. Sono sei anni e mezzo, ma in realtà passano in fretta. Per capirci il Corriere fa l'esempio della Fiera di Rho-Pero: il bando di gara è datato 2002 e il collegamento ferroviario sarà pronto all'inizio dell'anno prossimo, quindi dopo sette anni. Solo per un'opera, quindi bisognerà darsi una mossa seria, con tempistiche "da Paese occidentale evoluto" come definito da Anna Gervasoni, direttore del centro di ricerca sulle infrastrutture dell'università Carlo Cattaneo di Castellanza.

Per quanto riguarda la Fiera c'è un grosso problema di trasporto pubblico da non sottovalutare: la linea rossa non riesce a far viaggiare un numero adeguato di treni per portare tutti i visitatori in occasione di grosse fiere come il Salone del Mobile. Chi arriva da Malpensa invece o prende un taxi o va a Cadorna con le Nord e poi prende la rossa. Un giro dell'oca insomma.

Per collegare l'aeroporto con la Fiera ci vuole un pezzo di ferrovia che costa 128 milioni di euro. Ancora tutti da reperire. E bisognerebbe anche triplicare i binari della linea Rho-Gallarate. Non ci sono i soldi nemmeno qui. E la M4 che collega la città con Linate? Su 910 milioni di euro ce ne sono solo 10. Per non parlare della provinciale Rho-Monza.

Ma infrastrutture a parte, che richiedono il loro tempo, ci vogliono tempi tecnici anche per cose minori. Come comprare i vagoni dei treni, che andrebbero ordinati già oggi.

Insomma, che Dio ce la mandi buona.

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