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Rinviato nuovamente lo sgombero del Leoncavallo: sotto accusa la burocrazia del Comune

Lunedì 22 Settembre 2008, 15:34 in Milano cronaca di

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Ci eravamo lasciati il 24 giugno, con il rinvio dello sgombero dello storico centro sociale Leoncavallo a oggi. Sgombero che non c'è stato. Rinviato al 27 novembre.

Ecco il comunicato delle Mamme del Leoncavallo

Due mesi di tempo per concretizzare una soluzione positiva che giace sul tavolo del Comune di Milano. Tocca, infatti, alla giunta Moratti consentire ai soggetti privati coinvolti (associazioni, fondazione, proprietà) di procedere alla regolarizzazione dei loro rapporti. Un atto di natura urbanistica a costo zero per l’amministrazione e portatore invece di grandi utilità sociali per tutta l'area metropolitana. Un ritardo, quello comunale, tutto di natura politica, che impedisce quell’esito positivo che ormai la stragrande parte dei milanesi ritiene importante se non addirittura già conseguito.

Le associazioni presenti nell’area di via Watteau, sono già impegnate nel disegnare il futuro, uno spazio pubblico metropolitano, come uno straordinario laboratorio utile anche alle tante analoghe esperienze che si sono in questi anni sviluppate in tutta Italia. Soluzioni innovative, entro la normativa prevista per il terzo settore, alla luce delle quali risulta grottesca ogni giustificazione a non agire espressa anche recentemente da alcuni esponenti della giunta milanese: proprio chi grida contro l'illegalità si adopera pervicacemente per mantenerla.

Il mese scorso il Comune e il centro sembravano vicini ad un accordo, con una soluzione tra privati.

L'interlocutore sarà la fondazione "La città che vogliamo" composta da rappresentanti istituzionali, sindacali e accademici. L'ente si impegnerà a pagare alla famiglia Cabassi, proprietaria dell'immobile, un affitto fissato a 120 mila euro all'anno (la metà del canone di mercato). Il portavoce del centro, Daniele Farina, non esclude che i finanziamenti, attraverso la fondazione, arrivino anche dai privati. La proprietà in cambio otterrebbe dal Comune il via libera per edificare su qualche altro terreno.

L'importante è che venga abbandonata ogni forma di illegalità.

Insomma: ancora problemi burocratici che rallentano la "messa in regola" della struttura.

Avevamo intervistato alcuni rappresentanti del centro in occasione dell'ultimo tentativo di sgombero.

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