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Conchetta, simbolo da preservare: peccato che si parta da un presupposto sbagliato

Matteo Failla avatar Martedì 27 Gennaio 2009, 15:54 in Milano arte e cultura, Milano cronaca, Milano politica di Matteo Failla
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Io da giovane ci andavo pure nei centri sociali. Ho trent'anni, non è che sono vicino alla pensione, ma ho vissuto il periodo del "cambio di luogo" del Leoncavallo. Mi ricordo che andando a vedere i concerti mi passavo ore e ore immerso nel fumo delle tanto osannate canne, eterno simbolo di libertà. La densità di nebbia era inversamente proporzionale alla grandezza del luogo; al "Leoncavallo bis" l'atmosfera era più vivibile, in altri piccoli centri sociali molto meno.

Ricordo anche che si discuteva molto di politica e di cultura perchè, a parte una nutrita schiera di cannaioli che si rifugiavano in questo ruolo potretto per soddisfare le propri voglie, i ragazzi erano spesso mossi da un profondo senso di appartenenza: una passione vera, spesso frutto di quella "foga da ideale" che caratterizza gli anni giovanili. E che in alcuni rimane anche in età avanzata.

Al Conchetta sono mai stato? No, mi sembra di no. Ma non ne sono sicuro. Il Cox offriva cultura, è vero, offriva serate culturali, è vero, aveva al suo interno un patrimonio culturale, è vero, ma ha sempre vissuto con un vizio di fondo: è stato occupato.

Potremmo discutere di tutti i cavilli legali che rendono roba da Azzecca garbugli qualsiasi occupazione, ma non è la parte più interessante di questa vicenda. 

Io vorrei solo puntare l'attenzione su un fatto. La cultura alternativa a Milano non esiste, è relegata: vive esclusivamente in questi luoghi di aggregazione. Chi la promuove e la gestisce parte da concetti - e preconcetti - che non andranno mai a braccetto con il "muoversi secondo legge". 

Mi spiace per la perdita del Conchetta, ma credo che l'intelligentia milanese, se davvero volesse bene a questa cultura alternativa, e se davvero volesse trasformarla in una ragione di vita, avrebbe la possibilità di muoversi in maniera legale.

Certo, uno stabile occupato ha già insito nel gesto dell'occupazione il fondamento di quella intelligentia che non vorrei mai veder morire. E' proprio grazie a questa "forma di resistenza" che si mantiene viva la cultura dell'opposizione, quella vera: dura e pura.

Però la cultura, anche quel tipo di cultura, potrebbe sopravvivere in maniera legale. Che si facessero avanti i grandi portatori di ideali che non guadagnano quei miseri mille euro al mese. Che si facessero avanti per far sopravvivere un parte importante di Milano nella legalità. La solidarietà, fatta di parole e battute, rende ben poco.

Qualche spicciolo di qua, qualche spicciolo di là e il Conchetta potrebbe vivere in altri lidi. E allora sì che nessuno potrebbe imporre con la forza la cancellazione di qualcosa che è orgoglio cittadino. Almeno a giudicare dalla mobilitazione di questi giorni.

Ognuno potrebbe partecipare secondo le proprie possibilità: allora sì che io stesso sarei disposto a investire qualche euro per permettere al Conchetta di vivere.
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28 Gen 2009
alle 12:12

Ralph Hutter

il conchetta aveva un accordo con il comune e si stanno muovendo anche sul piano legale. Certe cose non andrebbero mai e poi mai messe in discussione, soprattutto con una giunta che permette l'apertura di spazi culturali come "cuore nero"... hanno ampiamente dimostrato che non ci si può ragionare. Ma più in generale...come si possono fare le cose a norma di legge quando in città come Bergamo esistono ordinanze che vietano l'uso di "strumenti a percussione" dopo le 22? Si faranno concerti solo con le drum machine?

Purtroppo il discorso è molto più ampio e articolato e questo post mi sembra un po' troppo superficiale. poi vabbè, lasciamo stare il leoncavallo che non ha alzato un dito per il conchetta.

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