Il primo cittadino sei tu
Che i piccoli partiti, o partiti minori, chiamateli come volete, siano decisivi in quanto ad alleanze è ormai cosa nota. Se poi calcoliamo che il partito di Pierferdinando Casini, da fedelissimo dell'ex Forza Italia, naviga ora tra correnti antiberlusconiane e proberluscioniane, ci troviamo di fronte ad un vero rebus per le prossime provinciali.
Anche perchè Milano (ma anche la Provincia) è una "piazza" a sé stante. Qui da noi la presenza dell'ex Forza Italia è forte, siamo un po' la culla della formazione di questo partito. E qui si sente molto anche la presenza del "fantasma del premier", nelle "nostre terre" (che detto così fa molto leghista) il Cavaliere è cresciuto e ha la propria casa, le proprie radici e molti interessi. Insomma, sulla decisione dell'UDC per le prossime Provinciali pesa come un macigno la particolare condizione della provincia milanese. Se calcoliamo poi la altre due istituzioni, la Regione di Formigoni e il Comune della Moratti (quest'ultima spesso dissidente per quanto riguarda i diktat berlusconiani), possiamo ben capire che l'alleanza UDC-Penati è poco fattibile al pari di un'alleanza UDC-Podestà.
E qui torniamo al titolo del post: UDC o non UDC. Correre con loro o non correre con loro. Scendere a patti con loro oppure no? Vediamo qual è la situazione a pochi giorni dal ballottaggio.
Luca Ruffino, coordinatore milanese dell'UDC, fregandosene della libertà di voto espressa dalla direzione nazionale, ha deciso di appoggiare Guido Podestà. E lo ha fatto utilizzando il simbolo del partito nei cartelloni. Ne è venuto fuori un casotto. Il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, ha commissariato "il dissidente".
Al suo posto è arrivato Luigi Baruffi (coordinatore regionale lombardo) che garantirà la linea del partito nazionale. Insomma, ciascuno è libero di votare chi vuole, purchè non lo faccia in maniera plateale indirizzando parte dell'elettorato dell'UDC.
In tutto questo c'è solo un uomo che si sta laccando i baffi: Filippo Penati, che sicuramente godrà per il commissariamento. Molti potrebbero prenderlo come una flebile indicazione di voto: un "non ci schieramo ma sarebbe meglio non votare Podestà". Appuntamento a domenica per il finale della fiaba sull'UDC.
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