blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Caso Berchet: parla Carlotta, una delle promotrici del pagellino ai professori

Matteo Failla avatar Mercoledì 24 Giugno 2009, 12:19 in Milano Università e dintorni, Milano arte e cultura, Milano cronaca, Milano vietato ai maggiori di Matteo Failla

Dopo aver letto questo post sul "caso Berchet" ci ha scritto Carlotta, studentessa del liceo tra le promotrici dell'iniziativa. Riporto con piacere il suo interessante commento, riportando in fondo anche una mia risposta.

Scrive Carlotta:

Buongiorno,
sono Carlotta, una studentessa del berchet, e anzi una delle promotrici del pagellino, e insieme a me molti altri studenti. Il pagellino"dei professori" è un'arma a doppio taglio: da un lato può essere un riscontro più o meno oggettivo del lavoro dei prof, dall'altro putroppo può, se non viene fatto con serietà, diventare non solo inutile ma anche dannoso. Può leggerlo in due modi: o l'arroganza degli studenti, che sono in delirio di onnipotenza, o la volontà dei medesimi di comunicare con i professori. Le valutazioni cono un riconoscimento da parte degli studenti ai professori e la prova tangibile della loro stima.

Purtroppo capita che i professori non solo siano incapaci ma anche non competenti nella loro materia. Io ne ho avuto esperienza: una professoressa che non solo non era in grado di spiegare, ma per di più non conosceva la sua materia. I voti erano alti, ma cosa mi interessa? Vede nel suo discorso è implicito che gli studenti non abbiano maturità e consapevolezza del loro agire. Ed è questo uno dei grandi problemi dell'Italia: io vengo considerata un'adulta dallo Stato Italiano da circa un anno e mezzo, lo stesso mi riconosce gli strumenti per incidere sulla vita pubblica, perchè pensa che io non sia in grado di valutare l'operato di un professore?

Certo il mio giudizio sarà sempre soggettivo, e non penso che possa avere un valore assoluto, tuttavia ritengo che sia importante per me e per il professore stesso. Io, come buona parte dei ragazzi che sono a scuola con me, so distinguere la capacità di insegnamento di un professore dalla simpatia che lo stesso nutre per me. Ho una professoresssa di greco e latino che non mi stima e che più di una volta me lo ha fatto intuire. Non per questo i miei voti sono stati 4,4,4 o 6,6,6, perchè al di là di tutto riconosco che è una validissima insegnante, conosce la sua materia, è disponibile con gli studenti e sa trasmettere la sua passione. Non crede che forse si potrebbe cercare di prendere sul serio la componente giovanile della società? Certo le modalità non sono sempre corrette, ma voi "adulti" potete aiutarci, in modo da costruire un dialogo.

Mi dispiace molto che Lei ritenga che questo sia sintomo di un'assenza di rispetto: io nutro molto rispetto  e stima per i miei professori, mi hanno insegnato moltissimo nel corso dei cinque anni, e so che loro lo sanno. Abbiamo parlato di questa iniziativa con molto professori prima di intraprenderla: tutti quelli con cui ho parlato erano d'accordo e anzi la appoggiavano, perchè è anche per loro un metro di giudizio. Cosa che sottolinea come anche loro nutrano stima nei nostri confronti e riconoscano la serietà delle iniziativeche portiamo avanti. Le critiche le accolgo tutte, più che volentieri, ma critiche costruttive. Non ho più voglia di sentir parlare della mia generazione come di una generazione di smidollati, arroganti, deviati. I problemi ci sono, ma non è continuando ad assumere l'atteggiamento che ha assunto Lei che potrà mai esserci una prospettiva di miglioramento.

Aggiungo che nel caso di insufficienze abbiamo fatto scirvere un giudizio analitico dagli studenti, che hanno dovuto motivare l'insufficienza data.

Cordiali saluti

Carlotta Muston

Una risposta veloce, visto che le mie riflessioni le ho già fatte in questo post.

Ciao Carlotta, interessante intervento. Lo riporto in un nuovo post per dare il giusto risalto al tuo intervento. Un solo appunto: quante persone, lì intorno a te, hanno il tuo "tasso di maturità"? Quante sanno riconoscere la qualità di un insegnante indipendentemente dalla valutazione ricevuta nel corso dell'anno? 

Ma il concetto più importante è che un professore - già di suo umiliato da un paese che non gli riconosce il giusto ruolo nella società e nemmeno il giusto stipendio - non può essere messo in discussione da un ragazzo il cui unico compito, almeno fino a quando è a scuola, è quello di imparare. Non di giudicare, ancor meno di insegnare. Figuriamoci se è in grado di istituire una "commissione" che possa avere le carte in regola per mettere in discussione le modalità di insegnamento di un insegnante. Non ha nemmeno la giusta esperienza "di vita" per stabilire se un determinato atteggiamento, magari reputato troppo brusco, possa avere effetti positivi in futuro per la crescita della personalità di un ragazzo.

Un dialogo con un professore non si instaura attraverso una pagella. E poi, lasciamelo dire, è la scuola a dover giudicare la professionalità dei propri insegnanti, non una massa indistinta di ragazzi con più o meno cervello. Avrai modo di far valere il tuo senso critico altrove, vedrai.

Detto questo, da trentenne, e non da settantenne, posso dirti che probabilmente a 18 anni avrei fatto il tuo stesso ragionamento :-)

15
15 commenti
15
22 Apr 2010
alle 23:43

Giovangualberto Ceri

Il 2 GIUGNO 2010, prossimo venturo,

si potrebbe, senza ombra di dubbio e a buon diritto, festeggiare insieme la nascita della
REPUBBLICA ITALIANA e di DANTE PERSONAGGIO. Il dato sarebbe moralmente, spiritualmente e storicamente assai prezioso e incoraggiante. Perché non farlo?

La riprova scientifico-oggettiva e nel seguente link:
Ecco il link:
http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA

14
28 Giu 2009
alle 12:55

LLLLL

"Basta la quantità di errori presente nella missiva della ragazza per mettersi le mani nei capelli: punteggiatura messa a caso, "perchè" e non "perché", file di "e" con virgole messe a caso... e si sta parlando degli ultimi anni del liceo classico!"

Lei ha fatto il Berchet? Da come parla sembrerebbe proprio di no.

Io l' ho fatto e questa iniziativa di giudicare i prof sotto il profilo lavorativo è un'idea eccezionale, non solo per noi studenti ma anche per i professori (oserei dire soprattutto per quest'ultimi).

Ci sono prof che non sanno spiegare o vanno contro i ragazzi solo per motivi personali. Questa è una scuola dove si conosce tirannia e crudeltà, dove se vuoi essere promosso non solo devi andare bene ma devi anche imparare  ad abbassare la testa e stare zitto anche quando sai di aver ragione.

I professori si credono esseri superiori che possono tormentarti fino alla depressione, questo l'ho provato sulla mia pelle e più di una volta mi sono sentito dare dello stupido e dell'incompetente per l'enorme fatica che facevo ad apprendere il latino e il greco.

Inoltre, una volta mi è stato dato addirittura del bugiardo da una prof che sapeva benissimo di aver sbagliato, per non parlare di quando mi sono stati tolti ben due voti con scuse che non sto nemmeno a raccontare.

La scuola non dovrebbe essere un luogo dove le persone hanno paura di andare, dove soffrono e si riducono come me a dover andare dallo psicologo perchè ci si sente e i professori ti ci fanno sentire (scusate il termine) una merda.

Un professore non è solo una persona che sa tutto riguardo alla sua materia, ma deve essere anche una persona in grado di aiutare, ascoltare e spronare i ragazzi, anche quelli con maggiore difficoltà.

Tutti parlano del famoso "Berchet" come una scuola di alto livello, ma l'unica cosa che ha alto livello al berchet è LA CATTIVERIA. 

 

13
28 Giu 2009
alle 12:48

LLLLL

"Basta la quantità di errori presente nella missiva della ragazza per mettersi le mani nei capelli: punteggiatura messa a caso, "perchè" e non "perché", file di "e" con virgole messe a caso... e si sta parlando degli ultimi anni del liceo classico!"

Lei ha fatto il Berchet? Da come parla sembrerebbe proprio di no.

Io l' ho fatto e questa iniziativa di giudicare i prof sotto il profilo lavorativo è un'idea eccezionale, non solo per noi studenti ma anche per i professori (oserei dire soprattutto per quest'ultimi).

Ci sono prof che non sanno spiegare o vanno contro i ragazzi solo per motivi personali. Questa è una scuola dove si conosce tirannia e crudeltà, dove se vuoi essere promosso non solo devi andare bene ma devi anche imparare  ad abbassare la testa e stare zitto anche quando sai di aver ragione.

I professori si credono esseri superiori che possono tormentarti fino alla depressione, questo l'ho provato sulla mia pelle e più di una volta mi sono sentito dare dello stupido e dell'incompetente per l'enorme fatica che facevo ad apprendere il latino e il greco.

Inoltre, una volta mi è stato dato addirittura del bugiardo da una prof che sapeva benissimo di aver sbagliato, per non parlare di quando mi sono stati tolti ben due voti con scuse che non sto nemmeno a raccontare.

La scuola non dovrebbe essere un luogo dove le persone hanno paura di andare, dove soffrono e si riducono come me a dover andare dallo psicologo perchè ci si sente e i professori ti ci fanno sentire (scusate il termine) una merda.

Un professore non è solo una persona che sa tutto riguardo alla sua materia, ma deve essere anche una persona in grado di aiutare, ascoltare e spronare i ragazzi, anche quelli con maggiore difficoltà.

Tutti parlano del famoso "Berchet" come una scuola di alto livello, ma l'unica cosa che ha alto livello al berchet è LA CATTIVERIA. 

 

12
26 Giu 2009
alle 23:26

giulia fiorentini

Sono un'insegnante di istituto tecnico e liceo scientifico tecnologico. Da anni ho istituito l'abitudine di raccogliere alla fine dell’anno il giudizio dei miei studenti in forma anonima, in modo che il loro riscontro mi aiuti a migliorare il rapporto con la classe, e la metodologia didattica. Anche quest'anno ho fatto il test in due classi: gli indicatori erano diversi, fra cui: disponibilità, preparazione, interesse per la materia, equità e chiarezza nella valutazione, puntualità nelle consegne, adeguatezza delle esercitazioni…

Ebbene sono emersi due giudizi completamente contrastanti. Questo mi porta a dire che la resa dell’insegnante dipende molto dall’ambiente in cui si trova ad operare.

Mi schiero tuttavia contro la pagella dell’insegnante così come è stata fatta, anche se l’autoreferenzialità dell’insegnante rimane un problema a cui serve un rimedio

Esporre la pagella degli insegnanti di fianco a quella degli studenti non fa altro che alimentare la confusione di ruoli alla base di quella superficialità ed ignoranza di cui soffre la nostra società attuale. La stessa superficialità per cui si confonde lo sviluppo del senso critico con la facoltà che hanno anche i più stupidi di etichettare con un voto chi esercita un ruolo responsabilità sul nostro operato. Mi spiace, il senso critico, non si sviluppa dando un voto all’altro ma mettendo innanzitutto in discussione se stessi. La valutazione non è l’esercizio del senso critico, ma un atto di responsabilità.

Non vorrei essere banale ma sul lavoro non si è mai visto che un dipendente compili la pagella di colui che gli paga lo stipendio, o che un figlio educhi il proprio genitore. Laddove c'è un rapporto di responsabilità unilaterale la valutazione non può essere che a senso unico.

Altrimenti si rischia di delegittimare chi per responsabilità sociale, economica, o semplicemente per il ruolo che esercita, ha in mano il timone nella relazione.

Sempre per rimanere in area nautica l’insegnante è come un capitano di lungo corso: il capitano deve curarsi dell’umore del proprio equipaggio, e deve chiedere consigli ai propri più fidati marinai, per la buona riuscita del viaggio, ma non deve mai cedere il timone.

Quindi ben vengano suggerimenti per migliorare purché costruttivi e nelle sedi adatte (magari non pubblicati sui muri dell’edificio scolastico come se l’insegnante fosse ancora sui banchi di scuola).

 

Infine vorrei replicare al Signor Vasely. Mi piacerebbe dargli consigli sulla sua professione di commercialista ma ritengo di non avere le competenze e mi astengo volentieri. Invece osservo che il Signor Vasely ha le idee molto chiare su cosa deve fare un insegnante

Sempre più spesso si attribuiscono all’insegnante compiti che vanno ben oltre la proria professionalità. Ritengo che l’insegnante debba prima di tutto trasmettere saperi, un metodo, e la capicità di affrontare i problemi e di cercare le risposte in modo trasversale. Se gli riesce anche d’insegnare a pensare in maniera autonoma ed autocritica molto bene. Ma questo compito viene dopo. Spesso lo studente lo acquisisce più avanti, e lo impara dall’esempio. Spetta a tutti gli educatori, e in primo luogo alla famiglia favorire la crescita di queste qualità. I genitori dovrebbero farsi carico dell’educazione dei propri figli prima che lo faccia la scuola. I genitori non dovrebbero delegare alla scuola un compito così importante e pretendere dagli insegnanti ciò che ai genitori stessi sfugge di mano

11
26 Giu 2009
alle 12:47

ET

Ciao a tutti, mi presento: sono un precario molto felice. Quando vengo pagato non mi ritengo mal pagato. Nella vita e a scuola mi appassiono e mi diverto. Cerco di trasmettere ciò che ho avuto la fortuna di ricevere... e qualcosina in più.

Sono certo di avere difetti e ringrazio chi me li fa notare, magari non pubblicamente. Sarebbe forse stato un gesto cortese non mostrare i giudizi sospesi (nelle scuole in cui ho lavorato si procede in questo modo) e fornirli ai diretti interessati.

Appoggio l'iniziativa con entusiasmo e sono il primo a chiedere di essere valutato conscio dei limiti delle valutazioni a caldo. Preferirei ovviamente essere valutato al termine del percorso universitario, o dopo 10 o 20 anni e sapere se i miei studenti sarebbero lieti di affidarmi l'educazione dei propri figli.

E' probabile che le valutazioni sarebbero decisamente differenti. A me il compito di meditare e trarre il massimo da entrambe per migliorare la qualità dell'esperienza educativa.

Sarei lieto che la scuola insegnasse maggior senso (auto)critico, in questo caso agli adulti :p

ET

 

10
26 Giu 2009
alle 10:37

ia

Riflessioni su "ciò che ci appare "evidente" o  modellato sulla  "nostra esperienza":

...

MODELLO CULTURALE - L’uomo medio, il piccolo borghese è il destino della nostra razza. Egli assorbe ogni estremismo contrastandolo efficacemente con l’indifferenza. L’indifferente, si sa, è colui che assorbe meglio i desideri dell’Altro, del combattente, del rivoluzionario, ma anche dell’aristocratico e del maître à penser. «Il piccolo-borghese è un uomo incapace di immaginare l’Altro. Se l’Altro si presenta ai suoi occhi il piccolo-borghese si rifiuta di vedere, lo ignora e lo nega, oppure lo trasforma in se stesso» (Roland Barthes, Mythologies)  L’uomo medio è oramai diventato il Modello culturale planetario di riferimento. Nessun uomo nuovo si vede all’orizzonte. Alfonso Berardinelli, nel suo Eroe che pensa (Einaudi, 1997, pag. 52),, sostiene che «in Pasolini, la classe media compariva come agente della Fine di un Mondo [...] Sulle rovine di tutte le trasformazioni e rivoluzioni, oltre le crisi di tutte le prospettive e di tutti i valori, solo la classe media vive, sopravvive, si riproduce, si alimenta di tutto».

CHI IMITIAMO - Il piccolo borghese è un animale che si accontenta, che non guarda oltre il proprio naso, che è pronto sì a protestare se gli si pestano i piedi, ma sempre con garbo e con disincantata fiducia che l’ingiustizia prevarrà. Ma l’ingiustizia ha bisogno essenziale dell’esistenza del piccolo borghese per mantenere incontrastato il suo potere.

9
25 Giu 2009
alle 20:51

leonardo vesely

@starless, 24-06-2009, ore 12:51 scrive:

"Basta la quantità di errori presente nella missiva della ragazza per mettersi le mani nei capelli: punteggiatura messa a caso, "perchè" e non "perché", file di "e" con virgole messe a caso... e si sta parlando degli ultimi anni del liceo classico!"

Rispondo:

La ragazza è un'immatura, non ha fatto il militare... Non ha imparato a ubbidire. poi francamente è più fuori tema il suo intervento che non quello di Carlotta.

Conclusione:

Voto a Carlotta 10-

Voto a Starless 2

8
25 Giu 2009
alle 20:41

leonardo vesely

@starless, 24-06-2009, ore 12:51 scrive:

"Basta la quantità di errori presente nella missiva della ragazza per mettersi le mani nei capelli: punteggiatura messa a caso, "perchè" e non "perché", file di "e" con virgole messe a caso... e si sta parlando degli ultimi anni del liceo classico!"

Rispondo:

La ragazza è un'immatura, non ha fatto il militare... Non ha imparato a ubbidire. poi francamente è più fuori tema il suo intervento che non quello di Carlotta.

Conclusione:

Voto a Carlotta 10-

Voto a Starless 2

7
25 Giu 2009
alle 20:25

leonardo vesely

Guardiamoci allo specchio, caro Failla. Di cosa gridiamo allo scandalo? Da buon 45enne (e genitore) intervengo a sostegno dell'iniziativa degli studenti del Bechet e, facendo i complimenti per il "coraggio" di esprimere le proprie idee e di criticare quando serve, pongo alcune considerazioni e riflessioni che mi auguro possano servire di stimolo a un ulteriore dialogo tra studenti e docenti e a un miglioramento della scuola.Come genitore, ho un figlio all'Einstein di Milano, sono promotore e sostenitore, anche all’Einstein, di una maggiore qualità nella scuola, di più entusiasmo e coraggio da parte di tutti e di apertura al miglioramento. Come ex studente penso che molti professori "illuminati" siano frenati e immobilizzati da una minoranza di professori delusi e tetragoni dinnanzi ai giovani (anche se allo stesso modo qualche studente farebbe meglio a cambiare mestiere), irragionevoli e incapaci di fornire stimolo, non ostante le pene che entrambi soffrono per la mancanza di reciproca fiducia.Per fare parte integrante della scuola e contribuire a migliorarla, partecipo attivamente, nelle scuole dei miei figli, cercando di dare il mio contributo a ogni iniziativa dove mi è possibile (comitati genitori, commissioni, consiglio d'istituto, ...). Mi accorgo che, come al solito in Italia, non è necessario cambiare le regole del gioco, ma sarebbe sufficiente rispettarle; sarebbe buona cosa un'apertura mentale maggiore, al di fuori degli schemi di gioco che ogni ruolo "impone", disponibile a recepire critiche, cambiamenti e innovazioni; sarebbe interessante - e foriero di reciproco rispetto e comprensione - aprirsi ad un maggior ascolto delle cose che non vanno, delle critiche e dei suggerimenti che sono nell'aria; sarebbe utile per tutti guardarsi allo specchio e convincersi che si può fare più soddisfacentemente anche se si crede di fare già tutto il possibile.Ben vengano dunque iniziative, anche da parte degli stessi studenti – ma i genitori del Berchet dove sono? Sono indifferenti? – che diano una “scossa” al sistema, senza cercare di abbatterlo, diversamente dal ’68, ma costruendolo da dentro con idee nuove, scientificamente, positivamente, con “avance” garbate come queste. Stimoli di cambiamento, non di umiliazione.Un “pagellino” ai professori? Non sarà una degenerazione dei costumi, né un segnale di decadenza! Spero che diventi obbligatorio per legge (lo chiedo ufficialmente qui alla Gelmini). Non sarà un’offesa alla morale dare voti ai professori? Non sarà rivoluzionario contribuire a un dialogo lanciando segnali di reciproca comprensione ed esprimendo valutazioni e buon senso? Non sarà uno scandalo chiedere maggior rispetto e miglior qualità? Non è forse vero che ognuno avrà ciò che ha donato? Non è certo delirio d’onnipotenza.E allora se uno studente (del liceo!) - e ricordo a tutti che ormai tutti gli studenti hanno sentimenti, pensieri e opinioni comprensibili, escono e camminano da soli, hanno la patente, le chiavi di casa, se lavorano hanno soldi propri, la carta di credito, un proprio telefono, indipendenza, autostima, proprie responsabilità civili e penali, oltre al diritto di voto e molti altri che dimentichiamo sempre – esprime un giudizio su un proprio professore allora è immaturo? È dunque follia? Mi viene da sorridere a pensare che ormai anche i militari hanno procedure e sistemi di soddisfazione delle truppe e invece qualcuno crede ancora che i professori siano padroni dei loro studenti come di un branco di pecoroni da plagiare e plasmare a loro scelta e invenzione. Il nonnismo militaresco resta in cattedra? Serve un censore dei costumi moderni che ci tenga tutti ancorati all’antico? Siamo nell’anno 2009! Non restiamo all’età della pietra, andiamo avanti...“Non pensare, paga…",. “non pensare, credi...”, “non pensare, ubbedisci...”, “non pensare, combatti...”. Enfatizziamo i rischi che si corrono a voler camminare da soli. Non s'impara a camminare senza cadere e allora terrorizziamoli per le terribili conseguenze per cui rimarranno incapaci per tutta la loro vita, disponibili a ubbidire senza pensare. O forse invece trattiamo i giovani da uomini e diventeranno uomini.Guardiamoci in faccia e riflettiamo se un professore non debba invece essere di stimolo per gli studenti. Non deve forse essere un esempio e stimolare gli studenti a studiare, ad apprendere e a esprimere il loro pensiero in libertà, con creatività, con rispetto per gli altri e con un giudizio equilibrato e ben soppesato? O siamo fermi al medioevo più oscuro, all’oscurantismo repressivo, all’arretratezza culturale e al conformismo soffocante, al clientelismo ossequioso del voto? È reprimendo che s’insegna l’oppressione. È discriminando che s’insegna l’intolleranza. È spadroneggiando che s’insegna la sottomissione. Non voglio certo questo per i miei figli.Non credo di illudermi pensando invece che siano da offrire agli studenti valori come libertà, indipendenza, autonomia e autostima, come sostanza ideale e corporea della loro maturità. E non credo che sia un errore insegnare ai giovani a comprendere e costruire invece che a criticare e distruggere, atteggiamento nel quale la maggioranza degli adulti ama indulgere. Molti studenti sono più maturi e più aperti di molti professori che li giudicano, nascosti dietro il loro paravento professorale fatto soltanto di “punti di anzianità” e non di “punti di capacità” riconosciuti unanimemente da tutti. L’insegnamento non è nozionismo, non è dogma, non è l’ortodossia del libro di testo, non è il pregiudizio, non è l’atteggiamento di chiusura e negazione di molti “professori”. Forse esattamente il contrario.Ovviamente la pagella NON è importante, da entrambe le parti, ma contano le motivazioni dei giudizi, per lo studente e per il professore. Sono importanti perché non si giudica la persona, o le sue opinioni personali, ma ciò che fa e come lo fa. I voti sono un mezzo, non il fine. E come ogni cosa che facciamo, nel bene e nel male, è utile alla società e l’importante è comprendere che ne siamo responsabili. Se non altro di fronte alla nostra coscienza.I miei complimenti a questa “rivoluzione” illuminista del preside, una nuova opportunità per le menti più evolute. Bravo!I professori evolvano, adottino nuovi metodi, si confrontino. I professori sono adulti, maturi, coscienti e responsabili, diversamente dagli studenti. Questi, infatti, sono menti aperte, ricettive, prive di preclusioni e tabù, che invece sono loro inculcati nel tempo e con la forza. I professori si difendano nelle istituzioni (soprattutto per quanto riguarda i compensi economici) e difendano e conducano gli studenti, aiutandoli a crescere, a esprimersi, a creare, a formarsi secondo la loro propria personalità.La regola da seguire è dunque questa: innanzitutto far maturare l’intelligenza e accelerarne lo sviluppo, esercitandola nei giudizi d’esperienza e indirizzandone l’attenzione verso quanto è possibile apprendere dalle sensazioni comparate dei vari organi di senso. Appropinquarsi percorrendo il naturale e ben conosciuto sentiero dei concetti inferiori, che la conducono innanzi passo dopo passo: il tutto però rimanendo conforme a quella capacità intellettiva che il precedente esercizio ha dovuto necessariamente portare a maturazione in essa, non a quella che l’insegnante percepisce, o crede di percepire, in sé stesso, e suppone a torto anche nel suo allievo. In poche parole, questi non deve imparare dei pensieri, ma deve imparare a pensare; non deve portarlo, ma accompagnarlo, se si vuole che in futuro sia in grado di camminare da sé.Creare opportunità per gli studenti, questo è il compito del docente, coglierle quello dello studente. È un buon inizio.Leonardo Vesely (babbeo@live.it)

6
24 Giu 2009
alle 20:01

Wan

Gli studenti hanno messo per iscritto quello che è il loro sentire collettivo. Ora questo loro sentire è alla portata di tutti ed è espresso come dato, valutazione. Lei ritiene che alcuni possano sentirsi umiliati da questi dati? Ma questi non sono una novità sono la semplice espressione di ciò che gli studenti già pensavano con la differenza che ora tutti lo possono sapere. Non è mai una cosa buona nascondere qualcosa che esiste e che può essere messo alla portata di tutti. Che gli studenti dicano chiaramente "il prof x spiega da 7" o solamente lo pensino cosa cambia alla fine? Non sono che informazioni utili in più. 

Lei critica alludendo ad ipotetiche vendette di studenti valutati con voti scarsi, ma i voti di questi studenti verranno comunque annullati nella massa, anche perchè personalmente ritengo che almeno tra i giovani siano più gli onesti dei disonesti ... anche perchè che mondo sarebbe altrimenti?

Per il resto il voto viene presentato come voto degli studenti, non importa che essi siano maturi o meno. Quello è il loro voto e come tale viene presentato. 

5
24 Giu 2009
alle 17:10

Matteo Failla

Ma che discorso è? Il senso critico si esercita eccome a scuola, è il sale della crescita, ma non si deve esercitare nei confronti dei professori se non attraverso un dialogo e un confronto. Le pagelle non rientrano sicuramente nell'esercizio della critica a portata di studente.

Cioè, secondo te le pagelle ai professori sarebbero una "espressione del dissenso critico"? A me sembrano solo un'umiliazione.

4
24 Giu 2009
alle 17:05

ia

"Avrai modo di far valere il tuo senso critico altrove, vedrai."

 Da cio' si evince che secondo la Sua concezione la Scuola non è il posto adatto dove far valere il proprio senso critico...

 

Mi scusi ma Lei a scuoal ha imparato soltanto ad obbedire e a non esprimere dissensi critici?

Ma che li mandiamo a fare allora a scuola i nostri figli? Per addestrarli o per sviluppare in loro il senso critico??

A questo punto la scuola non serve a niente.. Mi ricorda un certo film: Pleasantville!

Ps.

Bravi ragazzi e bravi gli stessi professori del Berchet che avete, entrambi, dimostrato gli uni di aver appreso come far valere il vostro senso critico e gli altri di aver insegnato agli studenti come usare il cervello (ossia a usare il famoso "senso critico").

Non me ne voglia l'articolista ma potrebbe avere maggiore "senso critico"...

Saluti

3
24 Giu 2009
alle 17:03

ia

"Avrai modo di far valere il tuo senso critico altrove, vedrai."

 Da cio' si evince che secondo la Sua concezione la Scuola non è il posto adatto dove far valere il proprio senso critico...

 

Mi scusi ma Lei a scuoal ha imparato soltanto ad obbedire e a non esprimere dissensi critici?

Ma che li mandiamo a fare allora a scuola i nostri figli? Per addestrarli o per sviluppare in loro il senso critico??

A questo punto la scuola non serve a niente.. Mi ricorda un certo film: Pleasantville!

Ps.

Bravi ragazzi e bravi gli stessi professori del Berchet che avete, entrambi, dimostrato gli uni di aver appreso come far valere il vostro senso critico e gli altri di aver insegnato agli studenti come usare il cervello (ossia a usare il famoso "senso critico").

Non me ne voglia l'articolista ma potrebbe avere maggiore "senso critico"...

Saluti

2
24 Giu 2009
alle 12:56

Matteo Failla

Pur non trovandomi d'accordo con quanto scritto da Carlotta voglio far notare che la "missiva" è stata ripresa dal post che ho scritto stamattina, è un commento inserito in un post, non un "documento ufficiale" inviato via mail. Mi sembra corretto segnalarlo...

1
24 Giu 2009
alle 12:51

starless

Basta la quantità di errori presente nella missiva della ragazza per mettersi le mani nei capelli: punteggiatura messa a caso, "perchè" e non "perché", file di "e" con virgole messe a caso... e si sta parlando degli ultimi anni del liceo classico!

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere