Il primo cittadino sei tu
E' successo ancora. Una bestia, solo una bestia senza cuore ha potuto uccidere a sangue freddo la sua ex moglie fuori da un asilo, davanti a decine di mamme e bambini, e davanti al suo stesso figlio.
Non c'è giustificazione per un atto del genere, non è la prima e non sarà l'ultima volta. Molte donne vengono lasciate in balia di uomini violenti e pericolosi per anni, subiscono minacce, vessazioni, botte, finchè scatta il raptus omicida, chiamiamolo così.
Massimo Merafina aveva trasformato in un incubo la vita di sua moglie Monica Marra già da tempo, per colpa di alcol e droga. Si erano conosciuti alle Poste, dove lavoravano entrambi. L'uomo però era stato licenziato perché drogato e alcolista, e ricorreva anche alle cure del Sert. Un matrimonio segnato dalla gelosia morbosa e dalle botte. Nel 2007 Massimo ha picchiato così tanto la moglie da mandarla al Pronto Soccorso.
Da quando lei a marzo se ne era andata, la situazione era precipitata: lui la aspettava sotto casa, la aggrediva in strada, la svegliava nel cuore della notte con urla e calci contro la porta. Nella casa della donna i carabinieri hanno trovato la denuncia per stalking che la donna aveva sporto dopo l'ennesima aggressione mercoledì scorso: l'uomo aveva iniziato a prendere a calci la porta, urlando che non se ne sarebbe andato senza vedere il figlio. Giovedì ha persino sradicato il citofono, è entrato in casa e ha lanciato minacce
"Io ti ammazzo. Ti taglio la gola. Non hai futuro"
E ieri mattina davanti all'asilo di via Cova l'ha uccisa davvero. C'era un altro precedente il 17 giugno scorso. Mesi di minacce, una vita fatta di angoscia e paura. Monica è stata abbandonata al suo destino, confidava nella nuova legge sullo stalking. Non si aspettava di incontrare una mattina quella persona violenta davanti all'asilo, non avrebbe mai pensato che lui avrebbe compiuto un atto del genere. Davanti a suo figlio Niccolò, di 18 mesi.
Quando lei lo incontra i due iniziano a discutere animatamente, Massimo la spintona. Monica mette al sicuro il bambino lasciandolo a terra per evitare che venga raggiunto dalle botte. Intervengono le altre madri e le educatrici, una porta via il piccolo, ma non c'è tempo di fare altro: da una finta ingessatura sul braccio Massimo tira fuori un coltello e inizia a colpire la donna.
Davanti a questa scena tutti cercano di mettersi in salvo e si chiudono nella scuola per paura che l'omicida che è in stato confusionale entri dentro e faccia una strage.
L'uomo era convinto che lei avesse un amante e voleva tornare insieme.Voleva punirla per averlo abbandonato. Mentre la accoltellava le urlava
"Sei una p... Questo è quello che ti meriti"
Pensare che in seguito alle denunce gli atti erano stati trasmessi agli organi competenti solo il 20 giugno, e l'autorità giudiziaria avrebbe dovuto prendere dei provvedimenti. Non ce ne è stato il tempo.
(foto Corriere)
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