Il primo cittadino sei tu
Il peggio putroppo dovrà ancora venire. Ieri la Cgil regionale ha presentato un primo bilancio della crisi a Milano e in Lombardia: nei primi sei mesi dell'anno ci sono stati circa 50 mila i cassaintegrati in deroga, 96 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria, oltre 26.500 i licenziati.
L'assessore al Lavoro della Regione, Gianni Rossoni, ha firmato un accordo con il ministro Sacconi per ottenere altri 250 milioni per la cassa in deroga.
"I fondi per fare fronte all'emergenza ci sono, qualche piccolo segnale di ripresa pure. Ora le banche facciano la loro parte e valutino le richieste di finanziamento delle imprese con la massima accuratezza. Far mancare ossigeno alla parte sana del sistema produttivo sarebbe un delitto"
Il Corriere spiega che se la cassa è stata autorizzata per 286 mila dipendenti a zero ore, di fatto a casa sarebbero la metà (140 mila). Se a questi si aggiungono i cassaintegrati in deroga e i lavoratori in mobilità in Lombardia la crisi tocca circa 220 mila lavoratori su 3,5 milioni di dipendenti.
Giacinto Botti, della segreteria Cgil regionale, spiega che:
"Quello che a nostro parere ancora manca è una visione strategica, un piano di politica industriale a livello regionale e nazionale che punti da ora sui settori che domani potrebbero trainare la ripresa. E la crisi non sta certo rallentando. Nei primi 20 giorni di luglio abbiamo registrato altri 4.500 lavoratori in mobilità, quindi licenziati"
Livio Loverso dell'Osservatorio Mercato del Lavoro della Provincia di Milano annuncia però che non si può ancora tirare un sospiro di sollievo:
"L'impressione è che il bilancio della crisi sia ancora molto parziale. Solo a settembre capiremo quale piega prenderanno davvero le cose. Le imprese stanno facendo di tutto per resistere senza licenziare"
Si temono però, come scrive Repubblica, licenziamenti a raffica a settembre, anche collettivi, in particolare nelle piccole e medie imprese: dopo le ferie infatti molte aziende potrebbero ridurre il personale o addirittura chiudere.
Ma anche le grandi aziende potrebbero operare dei tagli radicali: ieri ad esempio alcuni dei 600 lavoratori della Nokia Siemens Network hanno manifestato perchè rischiano di perdere il loro posto di lavoro.
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