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Luigi Zunino, dopo le dimissioni per l'inchiesta su Risanamento, indagato per la bonifica dell'area Santa Giulia

Martedì 21 Luglio 2009, 17:02 in Milano cronaca di
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L'immobiliarista Luigi Zunino, presidente di Risanamento, si è dimesso durante il consiglio "al fine di agevolare il processo in corso". I poteri passano per il momento al board e per la sua sostituzione bisognerà aspettare che vengano individuati un nuovo presidente e un nuovo amministratore delegato. Per il momento sarà Umberto Tracanella a svolgere le funzioni di vicepresidente. Nei prossimi giorni sarà convocato un nuovo consiglio anche per la sostituzione di due consiglieri.

Le dimissioni di Zunino arrivano alla vigilia dell'udienza in Tribunale del 29 luglio e sono state richieste dagli istituti creditori dopo la richiesta di fallimento presentata dai Pm Roberto Pellicano e Laura Pedio come spiega il Corriere. Le banche coinvolte sono Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Popolare, Bpm, Montepaschi.

Nel consiglio di ieri, come si spiega in una nota, si sono analizzate alcune operazioni effettuate nei giorni scorsi e sono stati riesaminati gli "elementi del piano di ristrutturazione, per verificare l'opportunità di ulteriori misure che ne rafforzino l'efficacia al fine di garantire il riequilibrio in via stabile della situazione finanziaria, economica e patrimoniale della società. In questo senso nei prossimi giorni ci saranno ulteriori incontri con i creditori per verificarne la disponibilità a sostenere il piano, in modo da sottoporre all'esame del Tribunale per ottenere in tempi rapidi il riconoscimento dell'insussistenza dei presupposti di dichiarazione di fallimento".

Le banche vorrebbero rafforzare il piano secondo il Corriere

"con un'ipotesi di intervento in equity, attraverso uno strumento che potrebbe essere un prestito convertendo. In questo caso sarebbero destinati a cambiare gli assetti proprietari del gruppo, indebitato per circa 3 miliardi (con un bond per 250 milioni in scadenza nel 2014) e che deve anche sopportare il peso di almeno un altro miliardo di debiti riferiti alla 'galassia privata' dell'immobiliarista piemontese che detiene oggi la partecipazione di controllo (73% circa), metà della quale in pegno agli istituti. L'opzione-equity si aggiungerebbe alle linee 'industriali' già indicate"

Nel dettaglio:

- collocamento in un fondo immobiliare costituito dalle banche dell'area ex Falck

- ingresso di un partner in Santa Giulia

- cessione degli immobili a trading

Ma c'è un'altra inchiesta giudiziaria che coinvolge Zunino. A febbraio tre collaboratori di Giuseppe Grossi, il maggiore imprenditore italiano delle bonifiche industriali, sono stati arrestati.

Si pensa che la bonifica dell'area Rogoredo-Santa Giulia abbia consentito a Grossi, come scrive sempre il Corriere,

attraverso l'interposizione di società solo apparentemente coinvolte nel trasporto e smaltimento in discariche tedesche dei materiali, di stornare 14 milioni di euro: soldi riciclati all'estero dall'avvocato svizzero di Grossi, Fabrizio Pessina, e da due uomini di fiducia di Grossi, gli ex agenti della GdF Paolo Pasqualetti e Giuseppe Anastasi. Proprio costoro, dal carcere dove tuttora si trovano, in due interrogatori hanno svelato ai pm chi avesse ordinato di girare alla misteriosa società inglese 'Brooks' 7,5 euro per tonnellate

Pasqualetti ha spiegato:

"E' vero ciò che dice Anastasi: è stato Grossi a dirci che dietro 'Brooks' c'era Zunino. Grossi ci disse anche di aprire un file sul nostro computer denominato Nino, e di inserire l'importo così calcolato per l’intermediazione: 1 milione 565 mila 556 euro e 30 centesimi. Questo è avvenuto a lavori per Montecity terminati"

Però non si sa se Grossi, indagato per appropriazione indebita, abbia detto ai suoi stretti collaboratori la verità o abbia voluto sviarli.

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22 Lug 2009
alle 13:48

Occhio Vigile

Chi ne esce veramente male sono l'amministraziuone pubblica (Comune, Provincia, Regione) e i poteri forti (Mediobanca, ecc.) che hanno affossato questo personaggio, certamente inadeguato (non ha mai costruito nulla) perchè non più rispondende ai loro interessi (scippo del Centro Congressi a vantaggio di Fiera Milano, rappresaglie varie a causa del suo ingresso nel capitale di Mediobanca, ecc.). Detto questo Intesa e le altre banche creditrici sono rimaste a guardare il loro uomo che veniva massacrato senza muovere un dito su quelli che erano i scarosanti diritti di chi aveva in mano impegni ben precisi dell'amministrazione publlica che valorizzavano l'area di Milano Santa Giulia, oggi punto cardine del piano di rilancio di Risanamento. Chi è causa del suo male pianga se stesso. Speriamo che adesso Intesa e soci si diano una mossa e pretendano dal Comune quella valorizzazione (che passa dall'assegnazione di una importante funzione pubblica all'area di MSG) che il fanticcio Zunino non è riuscito ad ottenere.

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