Il primo cittadino sei tu
UPDATE! 4 settembre
Uno degli operai è stato colpito da infarto.
L'Innse di Milano fa scuola: sei operai dell'Esab Saldatura di Mesero sono da ieri sul tetto della fabbrica. Si protesta, anche in questo caso, contro la procedura di mobilità prevista per 85 lavoratori (su 143 dipendenti). La casa madre britannica, la Charter International, infatti ha rifiutato l'accordo raggiunto in Regione il 3 agosto scorso fra la Cub e le istituzioni.
I lavoratori chiedono che intervenga la Prefettura come è stato fatto per l'azienda di via Rubattino, ovvero che si cerchi un imprenditore disposto a rilevare l'attività.
Davanti alla fabbrica sono arrivate le forze dell'ordine e gli altri operai in presidio (foto Repubblica).
Walter Montagnoli, coordinatore nazionale Cub, ha spiegato che:
"La proprietà si è limitata a offrire una buonuscita di 35mila euro ai sette lavoratori che hanno accettato volontariamente di lasciare il lavoro. La quota è stata già ridotta a un terzo, ma è un'opzione che non prendiamo in considerazione. Se credono comunque di far fare all'Esab la fine delle filiali di Svezia e Finlandia, relegate a presidi commerciali, giocando sulla pelle dei lavoratori, sbagliano di grosso"
La trattativa va avanti dal 24 giugno e ha coinvolto i senatori Massimo Garavaglia della Lega, Mario Mantovani del Pdl, Giorgio Roio del Pd e il consigliere regionale Pdl Sante Zuffada come segnala Repubblica.
Intanto uno degli operai della Innse, Luigi Esposito, ha commentato su Repubblica:
"Ci stanno emulando in molti, ma il nostro successo è poco ripetibile. In più il nostro licenziamento non era figlio della crisi. Bisogna stare attenti: per noi è stato il culmine della lotta, prima avevamo tenuto duro per quindici mesi con il presidio fisso davanti alla fabbrica. Iniziare la protesta con un gesto così estremo può essere rischioso. E' una mossa che va comunque ponderata prima"
Quindi "protestare serve e va fatto, ma bisogna avere bene in testa cosa si vuole ottenere". Come alla Ercole Marelli di Sesto dove stanno reisstendo da mesi senza accettare accordi sindacali e ammortizzatori sociali.
Tutte queste azioni, come anche quella degli insegnanti incatenati fuori dal Provveditorato, sono un segnale molto forte perchè forse, come sostiene il segretario della Camera del Lavoro Rosati, "i lavoratori non vedono interlocutori".
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