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Manifesta contro il burqa, aggredita Daniela Santanchè: prognosi di venti giorni

Lunedì 21 Settembre 2009, 10:15 in Milano politica di

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UPDATE! 22 settembre
La comunità islamica ha denunciato Daniela Santanchè.

Ieri si è tenuta alla Fabbrica del Vapore la festa di chiusura del Ramadan,  movimentata dalla protesta anti burqa di Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia. La Santanchè ha organizzato la manifestazione all'indomani dell'omicidio di Sanaa, la ragazza marocchina uccisa dal padre perchè "troppo occidentale".

Ci sono stati però alcuni tafferugli tra manifestanti e fedeli e la Santanchè ha riportato di essere stata aggredita dagli islamici che però smentiscono e parlano di "pubblicità, trovata mediatica e gratuita provocazione": pare che l'ex parlamentare abbia cercato di creare disordini avvicinandosi alle credenti musulmane "per cercare di togliere loro il velo" (foto Repubblica).

La Digos sta conducendo le indagini sull'accaduto e sta cercando un uomo con il braccio ingessato. La polizia comunque ha confermato che ci sono stati alcuni spintoni fra i gruppi contrapposti mentre i simpatizzanti del Movimento per l'Italia si avvicinavano alle musulmane con il burqa per togliere loro il velo come racconta Repubblica.

La Santanchè ha spiegato le ragioni della sua mobilitazione:

"La mia è una battaglia per le donne. Non mi sarei mai aspettato una reazione del genere. Io chiedo solo il rispetto di una legge, la 152 del 1975, che vieta di coprire il capo in luoghi pubblici e ne parlerò con il ministro Maroni. Non bisogna farsi ingannare da scusanti religiose perchè il burqa è solo una imposizione culturale"

La prognosi per l'ex parlamentare è di 20 giorni (ha riportato una contusione al torace e una contrattura al collo). A lei sono giunti messaggi pubblici di solidarietà da parte del ministro Gelmini, dell'onorevole Barbara Saltamartini del Pdl e dei ministri Ronchi e La Russa. 

Il presidente dell'Istituto culturale islamico di viale Jenner di Milano, Abdel Hamid Shaari, ha replicato:

"Se la signora Santanchè ritiene che qualcuno l'abbia aggredita o minacciata, faccia la sua denuncia e poi ci sono gli organi preposti ad accertare la verità. Comunque è impossibile che qualcuno le abbia fatto male, visto che c'è sempre stato un cordone di forze dell'ordine che ringraziamo per la loro presenza. Non ci ha rovinato la festa"

Le persone presenti ieri alla Fabbrica del Vapore erano circa 4 mila tra uomini, donne e bambini.

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2 commenti
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27 Set 2009
alle 16:22

MARCO

Cara Daniela, che si dica, tutti gli Italiani con dei Valori patriottici, sono con Lei. Basta, Basta, con questi falsi buonismi, "loro sono ospiti" e se vogliamo dirla tutta, nemmeno VOLUTI!!!, che se ne tornino a casa loro, una casa fatta di minacce, odio e razzismo. No al burka, all' Islam e alle loro chiese. Guai se dovessero colonizzarci, sarebbe la fine..."qualcuno" disse: la distruzione di tutti noi verra' da Oriente.. Quindi dico: MEGLIO PREVENIRE CHE CURARE!!!!!!!!!

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21 Set 2009
alle 17:51

gigliorosso fiorentino

Daniela Santanchè ha avuto il coraggio che l Governi francesi hanno avuto e che i Governi italiani non hanno.

Come è noto in Francia è tassativamente proibito circolare con il burqa.  In Italia è proibito tassativamente circolare mascherato o, per meglio dire, con la faccia travisata.  Solo nel periodo carnevalesco, e nei luoghi vocati alle maschere, è permesso farlo.

In Italia è proibito entrare in banca o in un ufficio postale con il casco integrale e la cosa viene fatta rispettare.  Vero è che le donne musulmane non hanno la possibilità, la capacità, l'autorizzazione (libere come sono !!!) di entrare in questi locali, ma la magistratura e, quindi la polizia giudiziaria, dovrebbero, anzi, hanno il dovere di intervenire quando certe donne vengono incontrate per la strada.  Ma non viene loro concesso.

Gli iman sostengono che questa è un'usanza dettata dal Corano.  Non conosco il Corano e quindi non posso dire altro, ma il Corano ha valore nei Paesi musulmani, non negli altri.

Posso tuttavia dire che le donne occidentali, quando si recano in un Paese musulmano, hanno l'obbligo (ho detto OBBLIGO) di coprirsi la capigliatura e, non di rado, avere anche vesti diverse, ottomane.  Altrimenti, nel migliore dei casi, espulsione.

A questo punto con si comprende il motivo della disparità di trattamento visto che Italia le musulmane possono liberamente circolare con il volto coperto.

A parte che la legge esiste già, ma non viene applicata, mi domando : perché, al momento del loro ingresso nel nostro territorio non viene fatta loro firmare una dichiarazione che le mette in condizioni di conoscere leggi e usanze nostre e le impegna a togliersi il burqa nel momento stesso dell'attraversamento del confine ?  Se non lo accettano, liberissime di tornarsene a casa, altrimenti lo potranno indossare solo ed esclusivamente fra le loro mura domestiche come pure all'intermo delle moschee durante i loro servizi religiosi.  Se lo vorranno !

Così facendo sarà forse più facile circoscrivere il cancro, mentre si potrà dare un periodo di tempo per pensarci a quelle donne che già sono nel nostro Paese, scaduto il quale o il burqa viene messo nell'armadio oppure viene acquistato un biglietto di rientro alla loro sede primaria.

E' proprio impossibile ? Se i Governi precedenti fossero stati composti da gente competente, non si era a questo punto, per uscirne ritengo sia necessario che i governanti attuali si diano una mossa e nel tempo di un anno si normalizzi la situazione come avvenuto nel paese confinante.

In questa maniera il cancro si allarga e presto diverrà una patologia mortale per gli italiani.  Si salveranno, però, i francesi, gente dimostratasi molto più seria.

 

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