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Ancora nulla di fatto, gli operai restano sul tetto.
Sono ancora sul tetto gli operai della Esab Saldatura di Mesero, che raccontano la loro avventura sul blog quellideltetto. Il week end appena passato è stato decisamente ad alta tensione dopo che venerdì è fallito l'incontro con i vertici. Gli operai hanno assediato l'amministratore delegato, Massimo Impavidi, che è stato costretto a restare nel suo ufficio al primo piano. In seguito all'intervento dei carabinieri la situazione è tornata sotto controllo (foto Repubblica).
Dopo il ricovero di uno degli operai che era sul tetto, colpito da malore, è salito un medico che ha controllato le loro condizioni di salute:
"Stanno bene. Due di loro hanno una leggera laringite, forse sarebbe opportuno non stare ancora di notte all'aperto. Tutti gli altri hanno i sintomi della stanchezza e della fatica"
Il gruppo ha confermato che resterà sul tetto dello stabilimento finché non ci saranno svolte concrete. Sabato scorso è stata portata una televisione per vedere la partita della Nazionale contro la Georgia.
Le richieste degli operai, ricorda Repubblica, sono:
- reindustrializzazione dell'area con agevolazioni per favorire l'arrivo un nuovo imprenditore
- garanzie di trasferimento in una sede vicina per i 58 impiegati
- cassa integrazione pari a venti mensilità
La Charter International, il fondo inglese proprietario della Esab, ha offerto 14 mensilità (prima erano 6) su 24 mesi di cassa integrazione. Il sindacalista Walter Montagnoli ha commentato:
"C'è stress ma anche tanta tensione. Se non ci saranno risposte concrete, sarà destinata a crescere. Non si può pensare che lavoratori che hanno dato tanto alla fabbrica vengano liquidati senza una impegno concreto da parte dell'azienda"
Dal canto loro, gli operai accusano:
"Chiudono l'impianto per trasferire la produzione a Est e speculare con la vendita dell'area, 77 mila metri quadrati che con l'Expo hanno triplicato di valore per la vicinanza alla Milano-Torino e alla superstrada per Malpensa"
Ma la situazione sul fronte lavoro in Lombardia è comunque molto preoccupante: secondo i dati forniti dal Corriere a rischio licenziamento ci sono gli operai della Lares e Metalli Preziosi di Paderno Dugnano (250 posti), la Alluminium Europa di Pieve Emanuele (170 posti), la Ercole Marelli di Sesto (26 posti), la Eutelia di Pregnana Milanese, la Nokia e la Siemens.
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