Zlatan, solo Zlatan, ma quanto sei strano caro Zlatan: l'unico interista nato dalla culla che si appiccica senza problemi la maglia della Juventus, si applica e si toglie scudetti senza colpo ferire e poi finalmente, dimenticata Svezia e Olanda, arriva alla maglia tanto agognata fin da bambino, quella nerazzurra, ma poi si dimentica d'ogni cosa e improvvisamente scopriamo che, in un'altra infanzia altro non aspettava che di baciare lo scudetto della Catalogna, il simbolo di quel Barcellona che
fra cinque giorni calerà a Milano agitando i fantasmi europei proprio a quell'Inter che dal Barça comunque ha portato in casa Samuel Eto'o e, di rimbalzo, anche Thiago Motta.Le ultime dichiarazioni dello svedese ("Io ho fatto vincere l'Inter dopo 17 anni") hanno scatenato diverse reazioni in casa nerazzurra, facendo mormorare i tifosi nei bar, i giocatori in campo e i dirigenti dietro alle scrivanie. Dopo i brasiliani Thiago Motta e Amantino Mancini,
oggi è così toccato rispondere a Marco Materazzi, una delle (più o meno) bandiere della formazione milanese: "Grazie Ibra per i tre scudetti, ci vediamo mercoledì. Lui ci ha aiutato a vincere, ma noi eravamo una squadra.
Ai nostri tifosi consiglio di accoglierlo con indifferenza, è la cosa che gli può fare più male. Sarà solo un avversario sul campo, non un nemico".
Meno duro il presidente Massimo Moratti, che quasi arriva a giustificare le parole di 'Ibra' (come del resto aveva giustificato il famoso 'bacio' della maglia del Barcellona): "
Fa parte delle sue caratteristiche, le stesse che hanno contribuito a farci vincere tre scudetti. Mi sarei sorpreso se le stesse frasi le avesse dette qualcun altro, non lui. Non considero ingenerose le sue parole perché ora lui è un calciatore del Barcellona. Non covo antipatie, spero solo che la mia squadra batta la sua. Ci può stare che i tifosi lo fischino a San Siro, non sarebbe scandaloso ma penso che anche loro in fondo al cuore conservino un buon ricordo di Ibra".
Vale la pena ricordare, quando l'Inter viveva tempi piuttosto grami in campionato, uno degli striscioni di 'insulto' più belli escogitati da una tifoseria ed esposto dopo una sconfitta casalinga con il Brescia. Non venne srotolato dalla curva, ma da semplici appassionati: 'Non so più come insultarvi' c'era scritto. Trasformata la seconda persona plurale in singolare, sapranno i fan interisti essere altettanto geniali?