Il primo cittadino sei tu
Sono moltissimi gli immobili sottratti alle organizzazioni mafiose dalle forze dell'ordine tra Milano e provincia, leggiamo su DNews. A Milano città sono ben 170 i beni confiscati, 160 sono stati già destinati e consegnati. Alcuni dei locali sono stati assegnati tramite un bando comunale ad associazioni, onlus e comunità.
Moltissime le tipologie: negozi, appartamenti, box auto, magazzini e depositi. Tutti coloro che propongono progetti dalle finalità "sociali e istituzionali" possono partecipare al bando. A seconda dei casi gli immobili possono diventare alloggi per
ricongiungimenti familiari, assegnazioni temporanee in casi di emergenza, comunità
alloggio per anziani, centri di recupero per tossicodipendenti, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, realtà che si occupano di politiche giovanili, emarginazione sociale, povertà.
Tra gli assegnatari del primo bando ci sono Progetto Itaca, Comunità di San Patrignano, Acli Milano, Comunità Papa Giovanni XXIII, Fondazione Fratelli di San Francesco, Comunità del Giambellino, Arca di Noè, Opera San Francesco per i poveri e altri (fonte immagine). In provincia i beni immobili risultano essere 239, sparsi tra Sesto San Giovanni (18 confische), Buccinasco (17), San Donato (16), Cinisello Balsamo e Corsico (14 ciascuno), Trezzano sul Naviglio (13) e Pioltello (11). Tra gli altri comuni anche Desio, Peschiera Borromeo, Rescaldina e Senago (7 confische ciascuno), Paderno Dugnano (8) e San Giuliano Milanese (6).
Però tutto potrebbe cambiare. Lo Stato infatti potrebbe destinare i beni sottratti alla mafia alla vendita. Don Luigi Ciotti ha lanciato un appello:
"Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.
La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra" "
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