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L'affaire Morgan e la cocaina, il passatempo preferito per giovani e meno giovani

Venerdì 5 Febbraio 2010, 11:48 in Milano cronaca di
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In questi giorni non si fa che parlare di Morgan, della sua confessione shock e della conseguente esclusione dal palco dell'Ariston. Marco Castoldi in arte Morgan non ha fatto che dichiarare, peccando forse di ingenuità, un'abitudine sicuramente sbagliata ma molto diffusa e in linea con il suo personaggio.

Vale la regola che tutti lo fanno ma nessuno lo dice e quando ti beccano se sei un personaggio importante devi darti alla pubblica gogna, mostrarti pentito e poi rinascere - Kate Moss docet - sfruttando quest'ultima fase per risollevarti dalle ceneri.

Ma cosa accade invece alle migliaia di persone comuni che fanno uso quotidianamente di cocaina? Quando va bene la soluzione è il Sert, quando va male il Pronto Soccorso a cui si arriva con traumi, patologie cardiache o psichiatriche causate dall'abuso di cocaina.

Basti pensare che a Milano i dati parlano di un consumo di almeno 10 tonnellate all'anno, 27 chili al giorno con almeno 16mila consumatori abituali fra i 14 e i 19 anni. Ma il fatto che la cocaina sia così diffusa nel nostro paese e nella nostra città e che venga usata come riempitivo di serate altrimenti noiose, non fa notizia.

Interessante a questo proposito un'intervista comparsa su Il Fatto Quotidiano di ieri a Luca Bizzarri delle Iene secondo cui "bisognerebbe affrontare il problema con più serietà" aggiungendo che "è ridicolo che se ne parli ora per questa vaccata di Morgan" il quale - a suo dire -"se è vero quel che ha detto, vuol dire che si sta bruciando cellule celebrali da anni" perché "quando il lobo frontale comincia a scarseggiare di cellule, allora è possibile che uno possa dire una sciocchezza così".

Il problema della droga esiste - come puntualizza Bizzari - ma la soluzione non la si trova nascondendo la testa sotto la sabbia né con il proibizionismo ma affidando la risoluzione del problema a persone preparate, cosa che non avviene in Italia.

E così la cocaina si diffonde a macchia d'olio e non ne fanno solo uso musicisti e artisti ribelli ma persone insospettabili, studenti, manager, dottori, ministri, avvocati, tranvieri, operai, sportivi.

Di Morgan ora siamo tutti qui a parlarne, interrogandoci su come abbia fatto a lasciarsi andare a simili dichiarazioni ma non - badate bene -a come abbia fatto a cadere nel vizio della droga, perché a dire la verità ci saremmo arrivati anche da soli. Se avesse tenuto la bocca chiusa, probabilmente, sarebbe stato un tossico fra i tanti, e la sua dipendenza avrebbe fatto notizia solo in seguito a un tracollo.

Speriamo solo che quando l'"affaire Morgan" sarà concluso non si spengano i riflettori sull'allarme cocaina fra i giovanissimi ma forse è chiedere la luna...

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