Il primo cittadino sei tu
Se non fosse che l'imputato alla fine ha chiesto, ascoltato, il rinvio dell'udienza, la storiella dell'uomo accusato di aver picchiato la moglie e che si ritrova in una sala del tribunale giudicato da una sfilza di sole donne, farebbe gongolare.
Il caso ci ha messo lo zampino ieri a Palazzo di Giustizia, come riporta anche IlGiorno.
Una Corte di donne, di cui moglie, vice procuratore onorario, avvocato nominato d'ufficio, giudice, cancellieri, stenotipista, consulenti, che il caso ha voluto declinare al femminile durante l'udienza in agenda proprio per l'8 marzo, si è riunita per giudicare il caso dell'uomo sulla cui testa pende l'accusa di aver minacciato e percosso la consorte.
Vistosi accerchiato e sfoderando sull'unghia un'istanza di contesto pregiudiziale, l'uomo ha chiesto la ricusazione del giudice. Risultato: formalizzazione della richiesta e rinvio dell'udienza (fonte immagine).
Non pago di questa mossa astuta, il signore sul banco degli imputati, probabilmente con il sistema nervoso messo a dura prova dalla circostanza paradossale, ha argomentato la sua richiesta di rinvio prima di abbandonare l'aula anche con il fastidio procurato, oltre che dall'evidente gineceo giudicante, anche dal crocifisso appeso in aula.
Un consulente nominato dal giudice sta attualmente vagliando la richiesta dell'imputato e dovrà valutare a breve se sia prendibile in considerazione o meno la lamentela dell'"uomo che NON amava le donne".
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