Il primo cittadino sei tu
Ci sono due scuole di pensiero sui Club Dogo, conosciutissima formazione hip hop di Milano. C'è chi li ama: da quelli che hanno tatuato nel cuore MiFest, il loro disco completamente autoprodotto del 2003 ai giovanissimi, che magari li hanno scoperti da poco, ma già ammirano le frasi al vetriolo di Joe, Guè e Jake.
Però c'è anche chi non li può più vedere: sono soprattutto i fan delusi dal passaggio a una major, quelli che li accusano di 'essersi venduti', di 'voler fare i rapper americani', di 'fare gli stessi dischi' o di ricercare 'sonorità orecchiabili per piacere al pubblico'. Insomma, quelli che pensano che i Dogo ormai abbiano perso mordente e si siano spaparanzati sugli allori (nello specifico, su "abiti firmati, belle fighe" e molto altro). E che sparino le frasi al vetriolo di cui sopra senza esserne pienamente convinti.
Immaginiamo quindi che anche "Che Bello Essere Noi", il loro nuovo disco 'che trasuda egotrip da ogni parola', tra qualche settimana scatenerà un bel putiferio tra le due fazioni sopra citate. Intanto gustatevi di seguito la nostra videointervista.
ps. curiosamente molte tematiche sono identiche a quelle emerse nella nostra intervista a Marracash, persino espresse negli stessi termini (come il 'discorso Champions').
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