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Sos Racket e Usura, bruciato il chiosco di Frediano Manzi a Parabiago dopo l'ennesima denuncia

Martedì 18 Gennaio 2011, 09:30 in Milano cronaca di

Frediano Manzi ha ricevuto l'ennesima intimidazione ai danni di un suo chiosco.

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UPDATE 29 novembre 2011!
Frediano Manzi è indagato per due finti 'attentati': uno risale al dicembre 2009 e uno al febbraio 2010. Ha confessato le sue responsabilità.

Dopo l'ennesima denuncia (un esposto presentato alla Procura di Como quattro giorni fa come riporta il Corriere) Sos Racket e Usura ha ricevuto l'ennesima intimidazione: a Parabiago infatti è stato dato alle fiamme il chiosco di fiori del presidente, Frediano Manzi.

Un vero e proprio avvertimento che arriva dopo la denuncia di un'organizzazione criminale che pretende e riscuote il pizzo da 30 imprenditori della zona. Il 30 settembre 2009 ignoti avevano esploso sette colpi di pistola contro la porta dello stesso chiosco.

Emanuele Fiano, responsabile forum Sicurezza del Pd ha reso nota la notizia:

"A Manzi, da sempre impegnato nella lotta alla criminalità organizzata e a tutti i tipi di soprusi che le mafie nell'area milanese compiono nei confronti di migliaia di cittadini, va tutta la nostra solidarietà e l'assicurazione che continueremo insieme le battaglie che già stiamo facendo su questi temi. Alle autorità dell'ordine pubblico rivolgiamo un appello perché venga garantita la sicurezza e l'incolumità di chi, come Frediano, rischia in proprio per combattere la criminalità. Frediano Manzi non va lasciato solo nelle sue battaglie e non lo sarà"

Manzi ha fatto sapere che tre settimane fa al suo negozio è arrivata una telefonata per ordinare una corona di fiori per lui, "e 10 giorni fa sono stato seguito in auto e mi hanno persino chiamato a casa per dirmi che sapevano che ero arrivato. Io e la mia famiglia siamo a rischio".

Segnala il Corriere che Manzi è sottoposto a una tutela "dinamica", che prevede il passaggio di pattuglie sotto la sua abitazione e davanti ai suoi negozi.

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2 commenti
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20 Gen 2011
alle 12:27

jerry

Non c’è più pericolo di minacce, il ministero revoca la scorta a Giulio Cavalli

La scelta del Viminale è stata comunicata all'attore dal prefetto di Lodi. Per protesta Frediano Manzi ha dichirato di voler rinunciare alla sua vigilanza

Accusa, denuncia, fa i nomi. Da anni punta il dito contro la criminalità organizzata mettendoci la faccia, nonostante minacce e intimidazioni. Ecco perché da due anni l’attore e consigliere regionale lombardo Giulio Cavalli vive sotto scorta. Scorta che ora il ministero dell’Interno ha deciso di togliergli. Da oggi niente più protezione. Ma l’invito alla prudenza viene dallo stesso Cavalli: “Incagliarsi su questo particolare – avverte – sarebbe irrispettoso nei confronti dei molti che in prima linea rischiano quotidianamente la propria incolumità”.

È tutta in un breve comunicato la reazione di Giulio Cavalli alla notizia che dai prossimi giorni non avrà più diritto alla scorta personale. “È vero che ho ricevuto informale comunicazione sulla scelta di revocare il mio servizio di tutela – scrive Cavalli – ma non credo, non voglio, e vi chiedo di non strumentalizzare o amplificare la notizia per rispetto per me e per la mia famiglia che ha già pagato troppo”.

È l’aprile del 2009 quando sulla porta d’ingresso del teatro Nebiolo di Tavazzano, in provincia di Lodi, qualcuno disegna una bara. Il gesto segue di pochi giorni le minacce di morte indirizzate al direttore di quel teatro, il trentenne Giulio Cavalli, in scena con Do ut Des, spettacolo realizzato con il contributo del comune di Gela che ridicolizza le tradizioni e i rituali della mafia

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18 Gen 2011
alle 13:10

jerry

Ma che aspetta il COmune di MILANO a dargli unospazio agevolato pagato dal comune per l'associazione o a pagargli i patrocini legali. O un rimborso per i danni (come avviene con le manifestazioni)..

 

Il comune se ne frega.. e vorrei sapere perchè??

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