Il primo cittadino sei tu
A Milano moltissimi locali stanno chiudendo. Ne abbiamo parlato con Giovanni Terzi, assessore alle Attività Produttive, Moda e Design del Comune di Milano.
Cosa è ancora in grado di offrire concretamente la città di Milano ai giovani, alle imprese e alla contemporaneità?
Lo abbiamo chiesto a Giovanni Terzi, assessore alle Attività Produttive, Moda e Design - presente in rete sul suo blog e sui principali social network - nell'intervista che trovate qui di seguito.
Giovanni Terzi e Milano: i suoi ricordi di giovane studente milanese. Cosa la città concretamente è in grado di offrire ai giovani e cosa si immagina per il futuro? Chiaramente la Milano di quando ero ragazzo è diversa dalla Milano di oggi, anche per quanto riguarda la socialità e le modalità del divertimento. Io sono contrario alla costituzione dall'alto di luoghi dove i giovani possano incontrarsi e aggregarsi. Sono dell'idea che Milano debba essere la città delle libertà e delle possibilità dove ognuno spontaneamente decide quello che vuole fare. Milano deve riuscire a rendersi attuale anche dando questa opportunità ai giovani. Opportunità e libertà nella logica delle regole civili esistenti, non nel senso dell'anarchia, ovvio. Quando ci si lamenta di Milano molte volte si ha ragione, ma rispetto a tante altre città italiane ed europee ha ancora un suo appeal, è ancora piena di risorse a cui tutti dovrebbero attingere e di cui tutti dovrebbero approfittare.
Milano e la sua storia: come trovare un equilibrio tra un bagaglio culturale di questo genere e una posizione geografica privilegiata? Come restare al passo con la globalizzazione senza perdere le proprie radici e identità? Le radici sono la città consolidata: la Milano del centro, di Brera, di Magenta, la Milano romana, il patrimonio internazionalmente riconosciuto e intoccabile. Ma non bisogna nemmeno avere paura del futuro. Quando si tratta di innesti che riguardano la costruzione di una città del futuro bisogna anche avere la capacità di accoglierli. Bisogna curare i pezzi di storia della città consolidata avendo la capacità di aprirsi al nuovo. Uno dei simboli della nostra città, la galleria Vittorio Emanuele, ha una storia che potrebbe insegnarci qualcosa: l'architetto Giuseppe Mengoni si suicidò dopo averla progettata perchè i cittadini la considerarono uno scempio.
Moda e design: a che punto siamo? Qual'è il vantaggio competitivo che Milano offre a chi vuole operare in questi settori? Milano è la città della moda top spender nel mondo. Come ho recentemente dichiarato in un'intervista al Corriere, a New York ogni anno cittadini e turisti spendono a testa 224 euro, a Parigi si sale a 648 e a Milano a 1.906. Milano, città piccolissima, in un km quadrato racchiude tutto ciò che altre metropoli realizzerebbero utilizzando aree molto più vaste. Milano è la città internazionale più piccola che possiede la risorsa straordinaria della creatività. Anche per questa capacità di sfruttare appieno le proprie risorse, il Made in Italy è diventato un vero e proprio brand. Abbiamo le università migliori, la creatività e le industrie: da questo punto di vista possiamo dirci molto fortunati.
Lei si occupa anche delle Attività Produttive: c'è ancora spazio in una città moderna come Milano per il mantenimento e lo sviluppo di attività e settori tradizionali che possono rappresentare un elemento di ricchezza e diversificazione economica (artigianato, laboratori...)? Oggi come oggi il nostro Paese è un paese potenzialmente paralizzato. Il tema del federalismo nelle città è un tema importante, e non è un fatto di avidità economica o di smania di controllo, si tratta della fondamentale capacità della città di poter varare delle leggi fiscali che possano permettere alle ricchezze di entrare. Oggi abbiamo un'Europa asfittica, un accesso al credito complicatissimo con temi legati all'economia che lo rendono impossibile, dove le poche nazioni ricche stanno in testa e le altre arrancano in affanno. Rendere possibile un regime fiscale leggero è un valore. Bisogna trovare nuove modalità, altrimenti tutta la macchina delle attività produttive diventa preda dell'immobilismo. Riguardo all'artigianato ci sono attualmente grosse criticità. Sulle Botteghe Storiche abbiamo messo in piedi grandi battaglie che riteniamo giuste dal punto di vista del principio anche se oggettivamente il problema di base è il rischio che queste importanti realtà commerciali diventino con il tempo fuori mercato. E la colpa è di un cambio culturale preoccupante che inonda tutto come una piena e rischia di lasciar fuori una serie di memorie. Bisognerebbe trovare un giusto mezzo: da un lato l'ente locale che fornisce alcuni strumenti per poter continuare ad esistere, dall'altro le loro idee che gli permettono di creare in maniera spontanea delle dinamiche che li rendano competitivi.
Giovanni Terzi e il web: la volontà di comunicare la sua persona e le sue iniziative politiche attraverso un blog: è un tentativo strumentale a livello di marketing oppure crede veramente che il blogging e i social media siano un canale di comunicazione privilegiato e più orizzontale ripetto ad altri metodi? Non sono schiavo del web ma mi piace molto e credo fortemente nella nuova informazione. Credo che quella tradizionale possa essere trasformata attraverso il blog e i social network. Oramai esiste la libertà di stampa ma non esiste più chi la esercita. Ognuno in base al proprio profilo aziendale tende a raccontare una sua verità. Se i Duran Duran arrivano a Milano e grandi quotidiani non ne parlano è una cosa molto grave, perchè anche una notizia di costume come questa può essere strumentalizzata. Ecco allora che i blog e l'informazione polverizzata possono intervenire facendo sì che ognuno possa accedere alla vera informazione. Questo vale in senso assolutamente bipartisan. Mettere in rete la mia presenza credo sia necessario e importante, oltre che assolutamente contemporaneo.
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